A MENTE FREDDA – Dopo un meritato riposo lo skipper di Allagrande-Pirelli, ragiona sul secondo posto alla Route du Rhum 2022 che rimarrà negli annali della vela oceanica italiana. Un primo debrief di una impresa multiforme raccontata nelle sue diverse sfaccettature (sportiva, tecnica, strategica ma anche mentale  e imprenditoriale)

di Christophe Julliand

La forza del team – Sul pontile a Pointe à Pointe à Pitre, le sue prime parole erano state di ringraziamenti per il team. Sono stati ribaditi durante l’incontro i ringraziamenti alla squadra, il lavoro del team. E’ tornato sulla storia del progetto Alla Grande Pirelli, il primo Class40 100% made in Italy, progetto e costruito in Italia. Una scommessa ambizioso che non aveva niente di scontato in partenza: “Il rischio pareva enorme. Giustamente, alcuni ci prendevano per matti” ha ironizzato Beccaria durante la conferenza. E invece… 

Invece l’esordio è un successo, con un meritato perché combattutissimo secondo posto di grande valore innanzitutto sportivo, in questo sport sempre più professionale che è la vela oceanica. 

Progetto last minute – “Sono partito per questa transat in solitario dopo aver fatto il minimo indispensabile Cioè la qualifica, quattro giorni e mezzo tra Lisbona e Lorient con una barca che non era ancora matura e usando una vela sola. C’erano parecchie cose da finire e da scoprire sopratutto nella manovra delle vele in solitario.” 

Ambrogio non ha ricordato durante l’incontro l’unica sessione di allenamento che ha potuto fare a Lorient, un percorso di 24 ore insieme con altri Class40 della base di allenamento di Lorient che Allagrande Pirelli aveva concluso in prima posizione, dettaglio che non è sfuggito all’occhio esperto dell’allenatore Tanguy Leglatin che aveva indicato Beccaria come uno dei favoriti (chicca che Saily aveva ripresa nel nostro preview sulla Class40).

Allenamento poco, fiducia tanta – Bogi ripende: “Insomma mi sono presentato a Saint Malo un po’ arrugginito nelle manovre. Erano due anni che non navigavo in solitario, Il fatto che tutto l’injzio sia stato di bolina mi ha aiutato perché di bolina è più duro fisicamente, ma è anche tutto più facile tecnicamente che al lasco con trenta nodi quando rischi di fare capottoni! La prima settimana è servita ad ambientarmi.” 

Senza i dati del vento – Sul piano tecnico, fondamentale in uno spot meccanico come quello, Beccaria è tornato su un fatto di regata importante in particolare: la perdita della stazione del vento. 

Ho rotto gli strumenti il quarto giorno. In quel momento ho pensato dentro di me che la regata era finita, o meglio che la parte competitiva dell’avventura sarebbe messa da parte, perché avrebbe impattato fortemente le prestazioni. Questi piloti non li conosco molto, visto che aveva navigato in doppio e si usano molto meno. Comunque mi hanno aiutato moltissimo anche solo con la modalità bussola perché oltre alla bussola, poi inserire livelli successivi. Ho usato molto il controllo dello sbandamento. Per esempio di bolina inserisci un’angolo di sbandamento massimo e in funzione di come regoli le vele riesci a navigare sull’angolo che vuoi. Stessa cosa per la velocità: inserisci una forchetta di velocità da rispettare. Settando questi due parametri, la barca funzionava molto bene ai laschi. Quando c’era da fare VMG invece diventava più difficile. E ogni grado di oscillazione che perdi in questa modalità, lo perdi sull’acqua.

Per fare VMG ho dovuto timonare parecchio. Senza i dati del vento quello che mi ha più penalizzato è nella scelta delle vele, una volta passato sotto le Azzorre, quando siamo entrati negli alisei. In queste situazioni in cui già con gli strumenti puoi esitare tra una vela e l’altra che mi hanno messo in difficoltà. Ma, in fine dei conti forse mi ha tolto dalla mente un po’ di pensieri. Non mi sono fatto tante domande, mettiamo questa vela e vediamo. Non so come lo spinnaker grande sia ancora intatto! Anche perché, visto la mancanza di allenamento, non ero molto propenso a cambiare vele spesso, perdevo sempre tanto tempo ad ogni manovra. E ad ogni manovra c’è il rischio di rompere qualcosa.  In effetti però credevo che la perdita degli strumenti avrebbe impattato molto di più la mia regata”. 

Richomme intoccabile – “Con o senza strumenti, Richomme era imprendibile quest’anno”, ha ammesso Beccaria parlando della vittoria del suo avversario francese arrivato 4 ore prima di lui. Ha ricordato il palmares di Yoann: “Nel giro di 6 o 7 anni ha vinto due edizioni della Solitaire du Figaro e due Route du Rhum in Class40. Impressionante. “Aveva la barca ideale per la prima settimana di bolina, lui è stato bravissimo nella gestione del mezzo. E’ entrato negli alisei poi con un tale vantaggio che ha beccato sempre più vento. Cos’ l’elastico si è teso fino a rompersi come si dice in questi casi. Se fossimo entrati negli alisei in modo diverso, questa volta siamo passati tutti in un corridoio stretto, la storia sarebbe stata diversa, Perché di poppa, la mia barca andava di più, parecchio di più, quindi avrei potuto dire di più. Su questa regata è stato intoccabile. Rispetto a me aveva il vantaggio di aver già fatto e vinto una Route du Rhum in questa categoria, questa è un’esperienza che conta.

Strategia: tre momenti chiave, una virata decisivaLa partenza è sempre importante, le prime 10 ore sempre fondamentali. Anche se parti per due settimane, è importante mentalmente partire bene e stare nel gruppo di testa. A me serve per darmi la carica. Questa parte mi è venuta molto bene. La partenza in sé non era andata bene. Poi faccio una piccola opzione a Fréhel che passo in seconda posizione. Cercavo un po’ i riferimenti ma ero bene nel gruppo di testa.

Ma il momento clou, veramente decisivo è stata una virata sola. Se guardi il timing della virata, ritrovi l’ordine all’arrivo. E’ stata la virata che abbiamo fatto dopo il terzo fronte che stiamo andati a cercare prima delle Azzorre. Il secondo è stato il più violento, quello che ha fatto più danni sulla flotta e su Allagrande- Pirelli quando ho rotto la mura del J2 e perso la stazione del vento. Lì ti senti vulnerabile. Una burrasca così non l’avevo mai presa. Psicologicamente, ti segna. 

Con il fronte numero 3, avevamo tutti molto paura di fare quello che dicevano i routage, cioè di andare a cercare questo fronte. Li per li ero vicino anche ad Albi Bona, abbiamo parlato un po’ al VHF. Anche lui aveva perso i sensori del vento nel fronte 2. Nessuno era molto carico per andare a beccare un’altro fronte. 

Quello che era messo meglio in questa fase della regata era Matthieu perché era passato più a nord e aveva virato prima di tutto, Purtroppo, ha dovuto abbandonare alle Azzorre dopo una collisione con qualcosa. Non si sapeva in quel momento ma il passaggio di questo fronte e il tempismo della virata una volta passato è stato decisivo.”

Sfida mentale“Poi c’è la terza fase, negli alisei, una gara di nervi e di velocità. E’ una gara mentale, tutta mentale. Tutta la regata è mentale, è nella testa. Comunque la base di questa roba è che è durissima. Se inizi ad entrare in un loop che vedi solo la difficoltà, ti lamenti, non fai che amplificare le difficoltà della lotta. Perché è una  lotta ed è meglio aver la testa dalla tua, che non ti rema contro ma che a contrario ti dà un’arma in più è fondamentale. Negli alisei è una guerra di velocità e di nervi. Perché ci sono i groppi che possono cambiare tutto. Si è visto i primi giorni d’alisei senza groppi avevamo tutti velocità stabili. Dopo quando sono arrivati i groppi e abbiamo iniziato le strambate, distanze, angoli e velocità sono cambiate tantissimo.”

Il duello con Douguet per il secondo posto – Una transat che si è conclusa in un duello uno contro uno contro Douguet per il secondo posto. “Douguet è “un briscard” come dicono qui, cioè un vecchio volpone”, ha raccontato Ambrogio. “Ha fatto di tutto per destabilizzarmi: mi chiamava al VHF per dirmi di rallentare, che avevo una vela troppo grande. Ma non faceva che rafforzarmi mentalmente, mi sono detto “pensa quanto deve soffrire per arrivare a questi estremi!”      

Musa40, lancio riuscito sul mercato – Concludiamo con l’aspetto imprenditoriale della Route du Rhum di Bogi quindi. Il brillante esordio di un nuovo modello di Class40 sul mercato. Modello che si piazza subito come concorrente diretto degli ultimi LiftV2 di Lombard, Mach5 di Manurad o Pogo di Verdier. 

Allagrande – Pirelli, è l’esemplare numero 1 di Musa 40 (così’ il nome dato al modello progettato da Guelfi e Fabio D’Angeli e costruito da Sangiorgio Marine con Edo Bianchi) e un futuro promettente dato che dopo questo primo test arriverà la fase di ottimizzazione. “Sono proprietario degli stampi e ci sono già due barche in costruzione da Sangiorgio. Con Allagrande Pirelli non abbiamo ancora fatto nulla in fatto di ottimizzazione, non abbiamo analizzato i dati, c’è tutto un lavoro da fare sulle vele. Ho preso tutta una serie di appunti su piccole migliorie, in particolare sull’ergonomia, il comfort. Avere solo un puf per dormire non basta. Richomme aveva una grande sedia girevole. Abbiamo grandi margini di miglioramento.” 

LE IMMAGINI PIU’ BELLE DELLA ROUTE DU RHUM NEI VIDEO SU SAILY TV: IN ARRIVO ALTRE PUNTATE DELLA SERIE RDR, FINO ALLA CONCLUSIONE DELLA REGATA

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