VIDEO E APPROFONDIMENTI DOPO IL PRIMO COMMENTO A CALDO – Stanco, non certo soddisfatto del risultato, ma contento di aver completato l’ennesima impresa. Il navigatore italiano accolto con entusiasmo da tutti: è ormai un nome nel circuito della grande vela oceanica. L’accoglienza e il nostro saluto

BREAKING NEWS – Giancarlo Pedote su Prysmian Group ha tagliato il traguardo della Route du Rhum – Destination Guadeloupe in 16ª posizione. Dopo 13 giorni, 16 ore, 32 minuti e 50 secondi, ha tagliato il traguardo alle 06:47 (ora italiana), nella notte dell’isola cxaraibica. Il team e gli sponsor si congratulano con Giancarlo per la tenacia dimostrata durante le 3.543 miglia percorse tra Saint-Malo a Pointe-à-Pitre e per la grande capacità di reagire e recuperare posizioni dopo la perdita della vela J2 durante la prima settimana di regata Altre NEWS e commenti in arrivo…

Eccolo Giancarlo Pedote all’arrivo sul pontone della Route du Rhum a Point-a-Pitre, Guadalupa. Eccola, l’anima dell’oceano. Quello che ha raccontato nel suo libro dal titolo quasi identico (L’anima nell’oceano, Rizzoli) sul Vendée Globe, lo ritroviamo nei suoi occhi nel buio della notte caraibica, tra i bouquet e i bicchierini, le strette di mano e i microfoni che lo placcano come fosse un Gabart… E’ arrivato e ha fatto l’ennesima impresa, aggiungendo molto del Giancarlo intimo, quasi privato, che sta portando al pubblico. La rabbia, la fatica, le imprecazioni, le gioie, la plenitudine… Quella plenitudine che ha ammesso candidamente di non aver trovato questa volta in Atlantico. C’è una componente di stress e c’è l’uomo, ma c’è il professionista, il marinaio, il navigatore solitario che è ormai un volto e un nome del circo oceanico, riconosciuto e apprezzato dai francesi così come dagli italiani (magari i primi con quel qualcosa in più di spontaneo che gli viene dallo stretto legame di costume e cultura con questo tipo di vela). E’ un patrimonio, al quale la sua filosofia sta aggiungendo molto. Un piccolo grande moderno Moitessier italiano. Ben arrivato, buon riposo a te e Prysmian Group, alla prossima!

ALTRI COMMENTI SUCCESSIVI – Rimasto subito il giorno dopo l’inizio della regata senza il J2 – la preziosa vela installata sullo strallo di prua e montata su un avvolgifiocco – Giancarlo Pedote ha dovuto accettare una situazione che ha immediatamente capito lo avrebbe ostacolato durante tutta la competizione: “Era notte quando la vela è esplosa in due. Si è rotta in modo netto. Ero all’interno della barca. C’erano circa venti nodi di vento. Il vento era forte, ma non era la prima volta che navigavo in queste condizioni. Dopo aver sentito un rumore sospetto, sono uscito nel pozzetto per verificare cosa fosse successo e mi sono trovato di fronte a un pezzo di vela rimasto appeso all’albero e a un altro caduto in mare. Ho tirato la barra del timone per rallentare la barca e ho raccolto il pezzo di vela inferiore. L’operazione ha richiesto molta energia, si tratta di una vela che in totale misura circa 100 metri quadri. Avevo le braccia congestionate e una volta terminato, non nego che ho pianto dal dolore“, ha ammesso il fiorentino, che ha poi fatto tutto il possibile per mettere in sicurezza la sua barca e assicurarsi di poter continuare il viaggio nelle migliori condizioni possibili, nonostante il suo handicap. “Sono stato costretto a continuare la mia rotta utilizzando un J3 (un genoa grande la metà, ndr). Non è stato facile perché le condizioni di bolina richiedevano l’impiego del J2 fino al passaggio dell’ultimo fronte. A causa di questa situazione, al passaggio delle Azzorre non mi sono sentito di prendere rotta a ovest. Ho provato a tagliare la dorsale a sud, ma non si è rivelata una buona opzione“, ha spiegato Giancarlo Pedote, che ha cercato comunque di dare il massimo deciso a non subire la situazione ma a reagire, restando all’attacco con le risorse a sua disposizione.

Una bilancio a metà.

Sono soddisfatto della seconda parte della regata, durante la navigazione di bolina. Avevo una buona velocità e nonostante il ritardo sono riuscito a raggiungere il gruppo. Sono riuscito a trovare alcune interessanti configurazioni di vele“, ha commentato lo skipper di Prysmian Group, che ha lentamente ma inesorabilmente recuperato posizioni nell’ultimo terzo del percorso prima di superare l’isolotto “Tête à l’Anglais” in sedicesima posizione e di arrivare con la stessa pozione in classifica al traguardo, questa mattina alle 06:47 (ora italiana), dopo 13 giorni, 16 ore e 32 minuti di regata. “Avrei voluto fare meglio, ma la vela è uno sport meccanico e bisogna accettarlo“, ha ammesso Giancarlo che fino alla fine non si è risparmiato. “Ho fatto molte manovre durante la circumnavigazione della Guadalupa e sono soddisfatto della traiettoria che ho scelto. Quando ho approcciato Grande-Terre – la parte orientale dell’isola – Benjamin Ferré navigava più al largo e osservandolo ho potuto calcolare la mia rotta. In seguito, sono passato attraverso una zona di vento debole, come credo sia toccato anche agli altri. Il passaggio della boa di Basse-Terre è stato difficile perché ho dovuto virare all’indietro in uno spazio ridotto. Pensavo di avere più vento nel canale di Saintes, ma non è stato così e ho incontrato parecchie burrasche fino all’arrivo“, ha commentato l’unico velista italiano a partecipare in classe IMOCA. “Quando si compete, la maggior parte delle volte ci ritroviamo in situazioni difficili. Per me regatare non si tratta di un divertimento, ma piuttosto di fare bene. Certo, ci sono momenti in cui la barca va bene ed è spettacolare, ma la maggior parte del tempo è necessario restare prudenti e calcolatori e questo ha la precedenza su tutto il resto. Ho un bilancio contrastante di questa Route du Rhum. La rottura del J2 ha compromesso la mia gara e devo riflettere sulle diverse opzioni che ho preso per poter migliorare ancora“, ha concluso Giancarlo Pedote, guardando già alla prossima tappa, e in particolare alla stagione 2023. Una stagione che sarà marcata dall’installazione dei nuovi foil.

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