DUE VIDEO – COMMENTO, DINAMICA, NOMI DELLE VITTIME – E una considerazione prima di tutto: gli incidenti del genere in mare sono rarissimi, inconfrontabili con i numeri di altri mezzi di trasporto. Il valore della cultura della sicurezza in mare. Indagini in corso su eventuali responsabilità

Partiamo da una considerazione: l’estrema rarità di incidenti gravi in mare. Anche durante il periodo estivo e il maggior traffico di barche, gli incidenti nautici sono rarissimi, non c’è confronto con i numeri degli incidenti automobilistici, motociclistici, in bicicletta. La notizia dello scontro con il motoscafo che ha travolto la barca a vela vicino Porto Ercole all’Argentario, e delle due vittime più vari feriti, è al centro dei notiziari del weekend, forse per questa sua stessa eccezionalità. Non si smette di usare l’auto per i numerosi incidenti anche gravi che si verificano sulle strade, non si smette di navigare per questo tragico episodio. Semmai, è necessario capire e approfondire, valutare quali eventuali responsabilità ci sono. L’aumento di traffico in mare e la presenza di naviganti estivi e vacanzieri non è di per sé un elemento di rischio, le regole sugli abbordi e sulla sicurezza in mare sono tradizionalmente ferree e accentuate rispetto ad altri mezzi di trasporto, proprio per l’elemento liquido nel quale si naviga.

La cultura dell’andare per mare deve crescere con l’aumento dell’utenza, questo deve essere l’impegno di tutti a cominciare dagli addetti ai lavori, chi rilascia le patenti nautiche, chi affitta imbarcazioni. Siamo certi, per conoscenza diretta, dell’impegno, precisione e attenzione su questi temi da parte di molti operatori. Speriamo sia così per tutti.

La comunità velica e del mare si stringe intorno alle famiglie colpite dal lutto per questo incidente. Come spesso capita tra chi va per mare, i volti e i nomi coincidono con incontri, conoscenze, frequentazioni, è così anche per noi: abbracci e condoglianze.

A tutti voi che navigate sereni e vi godete le vacanze più belle, sicure, pulite, a voi marinai di anni o di un giorno, l’invito a guardarvi ancor più intorno, al massimo vi godrete la vista di panorami unici.

LA BARCA NON E’ AFFONDATA (MA QUASI): ECCO LE FOTO – Emergono (a fatica) particolari, ci sono i primi nomi delle vittime dell’incidente nautico di sabato pomeriggio all’Argentario, lo speronamento di un motoscafo che ha colpito con violenza e a piena velocità una barca a vela. La dinamica, mentre ancora le indagini da parte della Guardia Costiera sono in corso, inizia ad avere conferme.

Il grosso motor yacht sui 20 metri, a bordo del quale c’erano quattro turisti danesi, procedeva probabilmente senza un timoniere alla guida ma sotto pilota automatico. Su altri particolari, anche gravi e significativi se fossero accertati, l’indagine è in corso ed è bene attendere.

Per la dinamica, per la struttura e per le diverse velocità, è purtroppo stato inevitabile che la barca a vela avesse la peggio: spezzata e affondata, dicevano le prime frammentarie notizie. Non è così: la barca (Vahinè, nome noto anche nel mondo delle regate) è gravemente danneggiata ma a galla, ed è attualmente sotto sequestro, ormeggiata all’altezza del Faro verde del molo di Porto Santo Stefano.

Da un breve video sul sito corriere.it si vede un ampio squarcio prodotto all’altezza del pozzetto nell’impatto con l’altra imbarcazione. Un’altra cosa che si nota dalle immagini è la randa disordinatamente caduta su ciò che resta della tuga. Ciò avvalorerebbe l’ipotesi che il vahinè navigasse a vela al momento dell’impatto, o almeno con la randa issata.

I NOMI – Le vittime sono tra i velisti: Andrea Giorgio Coen, 59 anni, è il primo accertato. Era rimasto incastrato nei rottami della barca colpita e distrutta nell’urto, ed è stato estratto dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco. Resta tuttora dispersa (le ricerche sono condotte da Vigili del Fuoco, Carabineri e un elicottero della Guardia Costiera) quella che molti considerano la seconda vittima dell’incidente, Anna Claudia Cartoni, sessantenne romana insegnante di ginnastica e impegnata nell’assistenza ai bambini disabili. Suo marito Fernando Manzo, tra i feriti, era al timone e avrebbe tentato una disperata manovra quando l’impatto è apparso inevitabile.

Quanto ai danesi, alcune notizie parlano ancora di due persone, altre di quattro, l’età indicata è molto giovane: 25 anni. Non è chiaro se a bordo del motor yacht ci fosse uno skipper e di quale nazionalità.

(ANSA) Naufragio, omicidio colposo e lesioni. Sarebbero questi i reati rispetto ai quali si stanno muovendo le indagini sullo scontro tra imbarcazioni avvenuto ieri pomeriggio all’Argentario, nel canale tra Monte Argentario (Grosseto) e l’Isola del Giglio, costato la vita un uomo, mentre sono ancora in corso le ricerche di una donna dispersa.

Secondo le ipotesi lo yacht con a bordo 4 danesi, forse navigando con il pilota automatico inserito, sarebbe finito a forte velocità contro la barca a vela sulla quale c’erano sei persone originarie di Roma.

ANCHE UN ROBOT PER LE RICERCHE – Per le ricerche della donna è impiegato anche un robot subacqueo. Il sistema automatizzato Rov, che è in grado di scendere fino a 150 metri di profondità, è stato chiesto dalla Guardia Costiera ai vigili del fuoco. Al momento le ricerche non hanno dato infatti alcun esito anche perché in quella zona di mare ci sono diverse correnti che potrebbero aver spostato il corpo in un altro punto.

Secondo quanto appreso, i danesi erano stati a Giannutri e dovevano tornare all’Elba. Mentre la barca a vela era diretta a Riva di Traiano. Lo yacht a motore, che procedeva a forte velocità, sarebbe praticamente passato sopra la barca a vela, colpendo l’uomo che era nel pozzetto, travolgendolo.

La salma dell’uomo morto nello scontro è stata portata all’ospedale di Orbetello. Nello stesso nosocomio sono state prese in cura dal pronto soccorso due donne ferite nell’incidente, che sono state poi dimesse in tarda serata. Sempre all’ospedale di Orbetello è in osservazione breve un altro ferito, che potrebbe essere ricoverato. Un altro uomo è stato invece portato all’ospedale di Grosseto. Lo scontro ha coinvolto 10 persone.

Le indagini, affidate al pm Valeria Lazzarini, sono condotte dalla guardia costiera. Entrambi i relitti sono stati ora portati a Porte Ercole a disposizione dell’autorità giudiziaria. I danesi sarebbero sotto interrogatorio a Porto Santo Stefano.

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