MARINA MILITARE NASTRO ROSA TOUR, ANNO SECONDO – Da Genova a Venezia a tappe in doppio, fatiche e gioie! Tra le diverse anime da comprendere del tortuoso evento intorno alla penisola, quella offshore è la più chiara nei suoi contenuti velici. Ecco il racconto di come è andata, con Andrea Pendibene e Giovanna Valsecchi – CON FOTO E VIDEO

Sentiamo al telefono i vincitori del Marina Militare Nastro Rosa Tour: “semplicemente” un giro d’Italia a tappe in barca a vela da Genova a Venezia, non su una barca a vela normale bensì su un Beneteau Figaro3 a foil, e in doppio… Sono due marinai che ci siamo abituati a conoscere, marinai nel senso pieno perché vanno (tanto) per mare e perché indossano la divisa della Marina Militare: Giovanna Valsecchi e Andrea Pendibene.

I due lo raccontano così, questo articolo è un diario di bordo telefonico appassionato. Il giro? Un grande impegno, giorno e notte per un mese tra piatte, vento e casini vari che solo chi va per mare comprende e supera con passione e amore. Racimolando le energie residue e con sano agonismo, rispettando gli avversari, abbiamo chiuso con un pokerino niente male consapevoli che abbiamo avuto anche un pizzico di fortuna. 

I QUATTRO RISULTATI – Ecco cosa intende Andrea per pokerino: 1) Tre tappe consecutive, le più lunghe con risutato 1-1-2; 2) vittoria finale tra i Figaro3 (noi di Marina Militare, assieme a Team Iren unici equipaggi doppi misti che non si sono mai cambiati con le riserve come consentito dal regolamento); 3) secondo posto finale con il Team Offshore (Figaro3) e Team foil (wasp, wing, kite…); 4) vittoria del Trofeo Vespucci riservato prima Forza Armata.

Andrea Pendibene e Giovanna Valsecchi

LE CONSIDERAZIONI GENERALI: IL GIRO IN DUE, I GIOVANI, COME CRESCERE INSIEME… – Talmente impegnativo, quasi a eliminazione, che l’organizzazione ha liberalizzato la possibilità di cambiare gli atleti ed eliminare l’obbligo del doppio misto (uomo-donna), oltre alle regate offshore che univano le tappe tra una città e l’altra di faceva festa al villaggio, allestito per l’occasione e dove si regatava con le altre specialità foil oramai diffusissime tra i giovanissimi quali kite-foil, wasp, wingfoil che completavano i team e concorrevano al punteggio finale. 

Pendibene dopo tante migliaia di miglia guarda oltre sé stesso. Oramai gli anni passano anche per me e Giovanna e vederli in azione contro la gravità è stato magnifico ma conoscerli ancora di più perché questi ragazzi e ragazze hanno una passione smisurata per il volo, la velocità a due cifre e lo stare assieme in branco sulla spiaggia al tramonto con pizza e cola! 

Di fatto noi abbiamo legato principalmente con le due gemelline Caputo, soprannominate Caputo Twins che hanno completato il team Aeronautica e Marina Miltare nella classe foil che appena potevano ci davano una mano alla barca piegando vele e lavando, anzi si erano proposte di fare pure una tappa… passione ed entusiasmo non gli manca e con Giovanna hanno trovato un esempio per continuare a sognare e impegnarsi! 

Mi sono ripromesso di inventarmi qualcosa per questi ragazzi e ragazze. Ormai nella vela si gareggia ad armi pari, certo io non sono il loro allenatore in acqua, ma sarebbe bello poterli aiutare nel correggere la rotta mentre inseguono i loro sogni con tenacia ed ingenuità… Insomma per dirla breve, guidarli nella loro crescita nel diventare marinai prima che atleti e condividere i valori dello sport utili nella vita quali: Team, Coraggio, Iniziativa, Sacrificio, mixando senza pregiudizi ragazzi e ragazze, vela offshore e foil… una tribù di giovani in stile ranch di Valentino Rossi dove mettere a sistema l’esperienza acquisita in anni di accademie e migliaia di miglia ma farlo a casa nostra, nel magnifico Mediterraneo lungo le coste italiane dove il vento non manca né in estate né in inverno! 

Ci stiamo studiando, alla fine il lavoro di squadra, fare sinergia paga sempre nello sport come nella vita e lo hanno dimostrato anche i ragazzi del Team650Mga (Marina Genova Aeroporto) con i 650 dove nel circuito italiano hanno fatto podio e molti si stanno facendo strada anche partecipando ai circuiti maggiori offshore come anche qua sui Figaro3 dove vengono chiamati perché hanno lavorato sodo in inverno nella tramontana di Voltri dove alle 8 di mattina al freddo erano già in barca! 

I PREPARATIVI PER LA PARTENZA DA GENOVA – Se è un diario, deve partire dall’inizio. Arriviamo a Genova, sede della prima tappa dove prendiamo la barca in consegna che di fatto essendo barche monotipo devono essere controllate dai giudici di gara che però ne lasciano libera la manutenzione. Quindi chi le noleggia per tutte le gare del circuito da aprile a novembre di fatto segue un programma di sviluppo personalizzandole rispetto a chi le prende solo per un campionato. 

Ritrovo Luis che ho conosciuto in Francia anni fa sui trimarani, segue come preparatore tutti i Figaro3 e ne conosce ogni segreto, con lui una bella amicizia, litigate sincere e rispetto perché anche io ho fatto il suo lavoro e non sempre da chi corre viene compresa l’importanza del meccanico ai box.

Proviamo a chiedere a Giovanna e Andrea cosa li ha spinti a partecipare. Le risposte. Abbiamo affrontato questa attività consapevoli che non avevamo nulla da dimostrare dopo il secondo posto del 2021.Abbiamo passato tanti mesi a terra per impegni professionali a Roma essendo militari ma (e dico ma…) il feeling con Giovanna, l’esperienza delle quattro MiniTransat, trimarani, le accademie francesi e non ultimo il Master in Yacht Design, ci hanno spinto a rimetterci in gioco.

Andrea aggiunge che non si fa per una medaglia, ma per imparare al meglio l’utilizzo del foil in condizioni mediterranee: infatti eravamo sempre a smontarlo per capire ogni dettaglio perché il foil è la vela del futuro, anzi del presente oramai visti i numeri di diffusione e l’interesse da parte della cantieristica per minimizzare i consumi e massimizzare le velocità, oltre a non generare onde della carena che in posti come Venezia creano non pochi problemi… Forse mi manca fare l’ingegnere, ma prima voglio spremermi come atleta e dare tutto alle nuove generazioni per farle crescere. 

In questa avventura doveroso un ringraziamento a chi ci ha permesso di tornare in mare, ai partner tecnici e chi si è alternato mettendo mano nei bulloni, grasso ed evitato dispendi di energie nelle continue proteste che ci hanno coinvolto che mi fanno incazzare anche se fanno parte del gioco ed è parte di questo sport. 

Erano due, ma non solo due. La squadra: Gunny, Elly, EnjoyMan (non possiamo rivelare i loro nomi in quanto sono militari) si sono appassionati alla mission, alcuni senza esperienza di vela specifica hanno bruciato le tappe per conoscere la barca, attrezzature, meccanica… per cambiare i set up nei giorni off, fare briefing a caldo subito dopo gli arrivi e quando la gente si riposava noi a fare test, check list infinite per insistere su piccoli dettagli come si fa in F1 sfruttando al meglio le nostre professionalità tanto differenti quanto unite dalla passione. Dopo le prime due tappe avevamo problemi di taratura del foil e non avendo macchinari di prova per testarli ci siamo inventati il foil-test-driving ovvero caricarlo con 95kg usandolo come trampolino da tuffi e vedere se teneva essendo il meccanismo di cambio incidenza del Lift tutto a mano tra paranchi, verricelli, scasse di teflon e carbonio.  

Navigare con l’incidenza sbagliata o non regolata correttamente vuol dire frenare o ancor peggio sforzare foil, scasse e scafo fino alla rottura e bolinare su onda corta non aiuta il meccanismo quindi dovevamo inventarci qualcosa e lo abbiamo fatto riducendo la resistenza e sotto i 4 nodi avevamo il booster!

Chi ex cannoniere, chi ex fuciliere, Andrea ingegnere e Giovanna a far quadrare caratteri, età, gradi e ruoli differenti ma uniti come un unico equipaggio per la missione di arrivare alla fine contro dei top team di professionisti che vanno in mare tutto l’anno (“e ahimè iniziano ad essere molto più giovani di me”, chiosa il viareggino). E prosegue il diario.

Ci abbiamo messo il cuore e la passione creando un legame forte e scoppiettante infatti ogni tanto si sentivano urla, pianti, abbracci dall’alba la tramonto ma sempre al pezzo sulla barca, sulla cambusa, sulle manutenzioni infatti gli altri team stranieri un po’ ci invidiavano con il nostro Italian Style. 

Super incasinati a Genova coinvolgiamo Mr 10 giri del mondo Guillermo Altadill che per l’occasione fa il coach al team offshore Oman e gli chiediamo aiuto per collegare il pc alla centrale di navigazione ma dopo ore e ora decidiamo di fare a modo nostro, da veri marinai con portolani del Frangente, kit carte nautiche da diporto dell’Istituto Idrografico e punti nave in navigazione con sestante, squadrette e compasso.

Un aiutino fondamentale di supporto e verifica lo riceviamo da Sailproof che con il suo nuovo tablet stagno ci permette di verificare in real time rotta, dati batimetrici sulle carte e limiti dalle zone vietate che in Adriatico è pieno zeppo, ovviamente stagno perché sul Figaro foil è tutto fradicio anche sotto coperta!

Menzione speciale per il MeteoMan Andrea Boscolo, un vero professionista della meteorologia che negli anni non solo l’ha studiata ma anche navigato tanto tanto e supportato molti team (Coppa America, squadre olimpiche, navigatori solitari, giri d’italia…) il che lo rende la figura ideale per preparare la tappa in ottica della navigazione in sicurezza con lunghi briefing nelle serate che precedono la gara a “visualizzare” cosa ci aspetta preparando la mente a gestire vento leggerissimo, caldo intenso, vento forte, freddo, secchiate d’acqua e infine luna piena o buio pesto che sono scenari da non sottovalutare preparandosi ad affrontarli e preparando la barca ma anche noi stessi alleggerendo il più possibile con vestiti e cambusa al limite 

Per Genova siamo partiti dalla Sezione Velica della Spezia, nostra base operativa da sempre, caricato un furgone con quello che poteva servire di fatto “cannibalizzando” il mitico Pegaso Pogo3, ormai fermo da luglio 2021 e via sapendo che la missione era “No way Back”.

Si iniziava la mattina presto svuotando la barca, pulendole dentro, smontando vele e rimontandole, uscite di set up per controlli e via di nuovo bulloni, scasse foil, regolazione sartiame… praticamente abbiamo smontato la barca e rimontata cosi da verificare tutto il possibile in quattro intense giornate con l’aiuto di tutti, anche amici che passavano e che si ritrovavano in barca con le chiavi inglesi in tempo zero.

LEG1 GENOVA-MADDALENA – Finalmente si parte. Partenza davanti alla mitica lanterna di Genova, sempre bella dal mare questa citta’, poca aria e possibile stop alla Giraglia come anticipato dal comitato per proseguire a motore fino alla Maddalena.

Fitto programma alla Maddalena con Nave Vespucci e l’accoglienza della Marina Militare; ironia della sorte ritroviamo il Comandante Siragusa e il Secondo Faraldo che in inverno avevamo incontrato sui clinic altura alla Sezione Velica Spezzina sui 36.7 a strambare nel golfo. 

Condizioni di poco vento dopo Genova ma il Figaro3 cammina anche con poca aria con il gennaker, scendendo alla Giraglia incontriamo i maxi della Giraglia Rolex. A poche miglia dalla Giraglia la Regata viene cancellata e si procede a motore per Maddalena, pochissima aria e scendiamo in flotta. Chi fa rifornimento a Bastia e chi come noi a Porto Vecchio dove riusciamo a prendere un gelato al distributore automatico. 

Prima delle bocche il vento sale e si fila veloci passando tra Spargi e scogliere mitiche. Tra zig zag finali con mede, barche, traghetti giusto il tempo di piegare le vele e siamo invitati sulla mitologica Amerigo Vespucci, con aperitivo spaziale che spazzolo.

Il giorno dopo si riparte, peccato sarei rimasto volentieri in questo magnifico paradiso che non riesco mai a godermi ogni volta rimanendo sempre solo una notte… torneremo! 

LEG2 MADDALENA-FORMIA – Ormai vanno a ruota libera, il racconto è un tutt’uno… Partenza direttamente davanti a Maddalena con gli spi, defilamento a suon di strambate sottobordo del Vespucci e zig zag per uscire dal temibile arcipelago, poi la notte nella traversata il vento aumenta e via di gennaker a cannone per poi raggrupparci tutti sotto il Circeo con la piatta, dove lentamente si arriva sotto la montagna di Gaeta e poi Formia dove veniamo alloggiati al centro di preparazione olimpica… un posto dove si respira aria di sport. Bellissimo fare colazione con tutte le nazionali di sport differenti tennis, lotta, corsa, velocità, golf, pesi… 

Nella traversata del tirreno che sottovaluto non ero vestito abbastanza e mi ritrovo con le piaghe sotto il sedere e sotto le piante de piedi, un fastidio notevole ma tra medicazioni e riposo in qualche maniera riparto… L’antiscivolo del Figaro tipo grattugia e movimenti a quali non sono più allenato mi hanno ricordato che non siamo immortali, lo sport è anche e soprattutto allenamento per abituare, corpo, mente e muscoli a gestualità tecniche da non improvvisare…e per le prossime due tappe me lo ricorderò ad ogni passo… Un dolore leggero ma continuato che con l’acqua salata di ogni ondata in coperta aumenta, mi tiene sveglio cosi da non avere problemi di andare a dormire e svegliarmi… una goduria un po’ sadica ma per fortuna c’è la luna piena e ci si gode la scia di plancton in planata evitando qualche nave che sembra non vederci…

Limitazioni alla navigazione, zone militari Nato, vicinanza alla costa con limiti bel precisi sembra non rispettati da tutti: il Team Aeronautica protesta metà flotta… altra protesta ma stavolta non viene accettata. Una regata dove Team Aeronautica vola ma rispettando le distanze di sicurezza, forse non tutti lo hanno fatto, rimane impantanata in un buco di vento e questo colpo duro è uno sgambetto del meteo veramente maligno pure per noi che li vediamo farsi sfilare da chi prende dei refoletti in zone diciamo molto borderline… Onore a chi rispetta le regole!

Tra le Bocche e Formia

LEG3 FORMIA-CROTONE – Una partenza con botto per molti ammassati in barca, vento termico e via fino a Nisida dove la flotta si divide chi terra terra e chi fuori Capri.

Ci si ricompatta a Stromboli per poi entrare a cannone nello stretto di Messina con ventone e corrente contraria fino a termine gara al gate volante a fine stretto. Si prosegue a motore, godendo a 3 nodi la vista delle spiagge e delle località turistiche bellissime rasando la costa e sentendo la musica dai locali direttamente in spiaggia… ci prediamo un primo posto al fotosinish con protesta annessa… oramai non c’è vittoria senza protesta, olè! 

Stretto di Messina

LEG4 CROTONE-BRINDISI – Una super tappa, difficile lasciare Crotone, bellissima con la sua spiaggia, il porto, i locali e anche qui si riparte senza aver visto nè fatto un bagno in spiaggia a 50 metri dal villaggio.

Sofia (una delle due twins Caputo) mi lascia il suo waszp per una prova ma sono troppo stanco e non voglio fare casini, mi conosco sarei capace di foilare fino al tramonto quindi passo e mi dedico alla barca, a dormire, al carteggio con il nostro Team e Giovanna.

Partiamo in sordina con l’idea di cercare vento a terra in zona Gallipoli e poi piu’ avanti con pochissimo vento a Leuca e Otranto. Bavetta da lago dove Giovanna interpreta al meglio e incastra il colpaccio che miglio dopo miglio che ci permette di staccare la flotta e giocare con le brezze locali fino alla spinnakerata finale con arrivo a Crotone… Anche qui ci prendiamo un primo posto con protesta annessa e due ore di penalità ma rimaniamo sempre primi con un ora di vantaggio. Una tappa bellissima con paesaggi mozzafiato mai visti e carica morale in quanto segna il passaggio di metà giro e l’inizio della risalita verso Nord. 

Vincere a Brindisi, casa della Brigata San Marco, proprio come si chiama la nostra imbarcazione ITA 8 San Marco ci spacca e ci motiva a mille anche perché al pontile arriva un sacco di gente e ci emoziona tantissimo. Brindisi sempre bellissima e il lungomare dove sono ormeggiate le barche da capogiro… La sera dopo cena ci perdiamo e finiamo in una piazza stupenda vista porto al tramonto.

LEG5 BRINDISI-VIESTE – Dalla città dei leoni, ripartiamo con voglia di fare bene e tentiamo un bordo differente che ci allontana dalla flotta, per molto tempo ci posiziona ultimi ma a poche miglia dal tacco il vento gira e cala ma non per noi e ci spara con una brezza leggerissima sul traguardo infilandoci tra il primo e il terzo ravvicinatissimi… In tutto questo si naviga di notte, senza cucina, senza bagno, senza luci quindi sempre in stile caverna con frontale, cibi liofilizzati o scatolette e ci si lava con acqua di mare o salviette nel frattempo si cerca di rimanere concentrati sulla gara, sulla meteo, sugli avversari e cogliere ogni refola o informazione meteo utile come fumaioli di navi, odori strani, barche a vela solo randa o kite sulle spiagge…

LEG6 VIESTE-ANCONA – Una tappa nella quale non abbiamo ingranato, inutile negare la stanchezza delle tante miglia, la fatica della barca che inizia a sentire anche lei le miglia e una meteo capricciosa che non ha fatto quello che noi mortali pensavamo facesse. Insomma tra girante rotta, elettronica ko e poca cambusa imbarcata pensando di metterci meno tempo arriviamo con passaggio raso porto e rischio collisione con il traghetto…

Le notti iniziano ad essere lunghe e le giornate ancora di più, il caldo insopportabile e le vele pesantissime nei cambi con le drizze che con finiscono mai. Non molliamo fino alla fine sapendo che anche una tappa-no è utilissima per portare punti preziosi. Anche i ragazzi del team iniziano a stancarsi, si vede nelle facce, nelle risposte, nei tempi di reazione per le verifiche alla barca che non riusciamo a completare come vorremmo.

Onore ai super vincitori ad Ancona, il Team Aeronautica che ha fatto una super regata da “volatili” primi da subito e straprimi davanti a tutti al finale. Premiati dal Comandante Battelli, in nostro ex Capo Ufficio VelaSport che rivediamo con piacere la mattina pre-partenza che ci motiva a cannone!

LEG7 ANCONA-VENEZIA – Doveva essere una tappa easy di 100miglia, uno sprint finale trasformato in mezza maratona con una boa in Slovenia a Portorose sommato con l’arrivo della tappa precedente a sera, cosi da non avere tanto tempo per riposare, mangiare, dormire, carteggiare… Una cronometro finale da non sottovalutare.

Si parte troppo gasati e il team Oman ci butta fuori in partenza finendo poi aggrovigliati su un’altra barca, ma ripartiamo e carichi, troviamo il ritmo dando gennaker per recuperare. 

La notte il vento monta e diamo nuovamente gennaker a bombazza per la Slovenia, era tanto che non navigavo con la chiglia perennemente fuori e ringrazio che il foil dava lift per raddrizzarci ma è stata dura resistere di testa quando senti vibrare tutto e una scia fotonica dietro per 10-12ore in cui non potevamo dormire dovendo tenere i nostri pesi a estrema poppa per non ingavonare e fare nose-diving.

Arrivati a San Giovanni in Pelago entra Bora all’alba e allora boliniamo, sbattiamo, spostiamo pesi sopravento che con quattro metri e mezzo di larghezza barca è una cosa impegnativa sommata a tutto il resto… praticamente ti fai lo squat con taniche d’acqua di 30kg, cime d’ormeggio, cambusa e tutto il resto.

Alla boa davanti Portorose il vento cala e piano piano partiamo direzione Venezia dove sapevamo di trovare temporali, grandine e Bora nel tardo pomeriggio… E cosi fu’! Tra capriole, surfate, drizze scoppiate e tanta acqua salata in coperta con nubi attorno paurose degne della Ocean Race di casa nostra… a circa 15 miglia dalla linea di arrivo togliamo il gas, non siamo più lucidi e diventa pericoloso timonare a oltre 15 nodi di velocità perchè con meno di 10 metri di fondale la barca si ingavona e straorza, i foil non lavorano nella schiuma delle onde frangenti. Una decisione sofferta ma anche ragionata per tagliare l’arrivo in sicurezza sfiorando la diga davanti a Venezia e ammainare in quanto il motore non permette di navigare con vento. 

Di fatto il podio ci scivola davanti agli occhi ma siamo marinai e rispettiamo il mare e la barca, diamo due mani alla randa, terzaroliamo il solent e prepariamo la tormentina. Arriva il vento e ci spinge con raffiche a 40 nodi, filiamo a 12 nodi fissi ma siamo stanchi e ogni tanto ci addormentiamo al timone. Ci diamo cambi ogni 10 minuti, mi faccio una Red Bull, Giovanna una Cocacola per la caffeina.

La linea viene semplificata, tagliamo tra il catamarano dell’amico Andrea Stella e la boa, ci incliniamo pensano che facciamo un inchino in realtà perdiamo il controllo e con il foil e sfioriamo lo scafo del catamarano… È finita. Arriva Lino con il Gommone, arriva Paolo con le Caputo Twins che salgono a darci una mano e gli lasciamo il timone per il lungo rientro fino in arsenale di Venezia oramai quasi a buio.

Ringrazio di aver tagliato al tramonto con la visibiltà perchè la diga Sabbioni con onda è bassa e pericolosa, l’arrivo in laguna con la corrente di notte sarebbe stato ancor più complicato. 

Al volo vediamo al villaggio il Comandante Bacchi, un comandante ma anche un velista e anche scrittore con il libro “Il punto più alto” dove parla di emozioni, vita di Marina, Marinai e tanto altro. Una bella persona incontrata durante il mio periodo da ingegnere in sala progetti al Ministero dove con lui si parlava di vela, windsurf e sup… memorabile una nostra sfida a Spezia dove dopo 7 miglia ci avevano dato per dispersi in una domenica di sup estremo! 

LEG8 VENEZIA RACE PARADE – Una parata tutti in fila per Venezia con lo stupore dei turisti a San Marco, poco vento quindi nessuna regata e alla fine meglio cosi eravamo tutti stanchi ma felici con le barche piene zeppe di Vip, Sponsor e amici. Sulla nostra io e Giovanna, il dirigente della vela Agostino Repici al comando con tutto lo staff del Past Truck, il palco-villaggio-ristorante che ci ha accompagnato lungo il tour.

Il check out della barca tra smontaggi, lavaggi, documentazione sotto l’occhio attento di Luis e delle sue check list forse piu’ lunghe delle mie subito dopo la sfilata.

La premiazione è un casino, non capisco nulla, forti emozioni perchè nessuno ci credeva e tappa dopo tappa abbiamo tenuto una concentrazione… militare senza mai una distrazione nè sgarro di alcun tipo. Utile anche il supporto del Mental Economy Training del Dottor Ceccarelli per tutti il dottore dei piloti di F1. Lui e il suo staff ci sono sempre stati dai miei esordi e hanno fatto molto per calmarmi, farmi ragionare e imparare a gestire energie e team perché la perfezione che cerco, che impongo a me stesso e a chi mi sa accanto spesso non è compresa da tutti perchè la vela non è solo uno sport ma anche un hobby e molti si sentono velisti o velici ma non sono mai andati in doppio o hanno dato gennaker di notte al buoi pesto con il vento che fischia e il mare nero come la pece con gli occhi che bruciano dal sale e le mani gonfie per i tagli sulla pelle.

Si sale sul podio tante volte, vedo più ammiragli che in tutta la mia vita di Marina e tutti sono contenti. Segno che abbiamo lavorato bene non solo per ottenere risultati di prestigio ma anche creando un bel clima con il team e facendoli crescere, cosa non facile in un contesto ad alta pressione dove ti giochi tutto e gareggi contro alcuni che non ti danno una seconda chances.

Non credo alla fortuna ma ci ha dato una grande mano, non credo alle cose improvvisate ma stavolta abbiamo fatto un bel lavoro di squadra anche se potevamo fare meglio.

Lo sport insegna che oggi si vince e domani si perde ma l’impegno, la programmazione, la tenacia, il sacrificio quello ci sono sempre e bisogna ricordarselo per applaudire tutti. Pochi sanno cosa vuol dire partire senza chance e piano piano lavorando sodo a testa bassa capire che potevamo farcela.

Essere premiati da N° 1 della Marina Militare Ammiraglio Credendino, dal N°2 Ammiraglio Berutti e scambiare due parole con l’Ammiraglio UAG Guglielmi riempie di orgoglio inutile negarlo, ma sinceramente siamo semplici marinai che hanno fatto il proprio lavoro con amore e passione dando il 100%.

La premiazione del MMNRT Offshore: Andrea e Giovanna tra Pietro D’Alì e Matteo Sericano (secondi) e Cecilia Zorzi e Claudia Rossi (terzi)

Il finale raccoglie bilanci, sensazioni e soprattutto stimoli per il futuro, da parte di Pendibene e Valsecchi. La loro storia, in una Italia non ricchissima di vicende e personaggi marinareschi, può essere di esempio o ispirazione, di sicuro è istruttiva e contiene elementi di comunicazione e racconto che sono rari e quindi preziosi da parte di chi fa questa scelta di vita.

Il tempo passa – ci dice Andrea – ma l’amore per il mare e la Marina Militare no, quindi non so cosa ci sarà nel futuro, viviamo un quarto di miglia alla volta ma di sicuro voglio trasmettere quanto imparato in oceano, in cantiere, in gara sul Minitransat, Class40, trimarani ai giovani e dargli coraggio per trasformare i sogni in obiettivi da inseguire con sudore, sangue e tanti mal di pancia perché la vita di mare ti forgia, ti cresce, ti prepara alla vita! 

Forse è arrivato il momento di dire basta al solitario e al doppio per crescere e far crescere in equipaggio. In Italia c’è un meraviglioso circuito offshore promosso da FIV e Uvai con tre “lunghe” da leggenda di 600miglia (Ran630, Roma x Tutti, Palermo-Montecarlo) perfette per fare formazione navigando tra le bellezze del Paese. E poi il foil, ormai ovunque ma da affrontare in sicurezza senza limiti!

Dal Mini650 al Figaro al nuovissimo Class30 per il doppio (chissà forse) olimpico e offshore in equipaggio il passo è breve. Ognuno ha i suoi sogni, sta a noi crederci, coinvolgere la Squadra e trasformarli in progetti vincenti!

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