di Francesca Frazza

Ho sempre voluto pensare che ci fossero due leggende legate a Hyères. La prima leggenda è che le palme davanti al circolo siano state decapitate dal vento e la seconda è che nel sud della Francia sicuramente almeno un giorno ti imbatterai nel famoso, quanto ventoso, Mistral.

Davanti all’ implacabile vento di Palma, location che solo dieci giorni prima aveva ospitato i numerosi equipaggi impegnati nella prima tappa di Coppa del Mondo, quest’anno Hyères sembra quasi aver voluto risparmiare gli atleti. Dice bene Gabriele Bruni, tecnico federale per la classe Nacra 17 quando parla dei suoi equipaggi e di come questi abbiano retto due tappe disputate nello stesso mese: “i miei ragazzi hanno un vantaggio, sono sempre iper focalizzati. Sono delle macchine. Da anni ormai abbiamo questo ritmo di allenamenti, riposo, regate, riposo e loro lo gestiscono benissimo. Hanno finito Palma, hanno fatto un po’ di riposo ed erano già subito focalizzati e carichi al massimo per Hyères.”

Risultati alla mano, sembra che gli azzurri abbiano gestito bene questo ritmo, su dieci classi presenti, sette sono state rappresentate dagli italiani nelle rispettive medal race. Un bilancio, dunque, più che positivo e che fa guardare al futuro con delle aspettative molto alte. Questa volta non mi sono presentata armata di agenda e registratore, ma ho svolto il mio lavoro da casa, intervistando atleti e tecnici da dietro lo schermo. Il lato positivo è che non ho dovuto lasciare il mio amato lago, mi sono seduta davanti al mio computer, la mia tazza di caffè appoggiata sul tavolo disordinato e ho proceduto ad intervistare gli italiani.

L’altro lato della medaglia, quello negativo, è che da dietro ad uno schermo non vivi le cose con la stessa intensità. Vedi una foto di Bianca Caruso e Giacomo Ferrari con le teste tra le mani, quarti dopo la medal race, vedi Ruggero Tita e Caterina Banti saltare sulla barca dopo aver vinto la medaglia d’oro, il post di Chiara Benini Floriani che alla sua seconda partecipazione nel circuito di classe olimpica e a soli venti anni, è riuscita a centrare l’obiettivo medal race, concludendo la Settimana Olimpica in settima posizione. Sono foto, video, post, che parlano tanto, ma dicono poco. Dalle interviste, anche se fatte a posteriori, sono usciti comunque spunti interessanti, in particolare con le atlete Carolina Albano (sez.vela Guardia di Finanza, ILCA 6) e Maggie Pescetto (Yacht Club Italiano, FORMULA KITE) è stato ribadito quanto la testa, nel bilancio di una regata così importante, abbia un peso rilevante.

Un noto velista, detto anche Robert Scheidt, una volta mi ha detto “senza la testa il corpo non funziona” e credo che ancora si faccia poca attenzione ad un aspetto così importante, che poi è la sfera emotiva. Carolina mi parla dei problemi fisici che ha dovuto affrontare negli ultimi due anni: “nel 2020 mi è stata diagnosticata un’aritmia al cuore, pensavo che il problema si fosse risolto con un intervento e con il tempo, però allenandomi ad un ritmo così intenso questa cosa purtroppo è tornata fuori. La regata di Palma mi ha aiutata a tranquillizzarmi, in quanto alla fine, nonostante il vento, è andato tutto bene, ma nella testa questi pensieri non vanno via facilmente, quindi c’era sempre questa componente emotiva molto pesante che sicuramente non mi ha aiutata sicuramente a vivere al meglio questo periodo.”

Anche Maggie mi racconta di come la testa non l’abbia aiutata durante questo evento e di come alla fine il risultato non abbia rispecchiato il lavoro fatto durante l’inverno in Sardegna. Ancora una volta, in un mondo dove tutti spingono verso la perfezione, essere sempre presenti con la testa conta e conta moltissimo. Il secondo spunto interessante e del quale si parla ancora troppo poco, è quello del ruolo del tecnico. L’allenatore è una figura fondamentale all’interno di un team funzionante. Quando chiedo ad Egon Vigna, tecnico federale per la classe Ilca 6, come si prepara un tecnico per degli eventi di questo calibro, lui un po’ ci scherza e mi dice “mah, oddio, ho fatto un po’ di rulli in bici e niente di più”, salvo poi raccontarmi delle ore di lavoro fatte, soprattutto sui materiali. Scrivere Ilca e lavoro sui materiali nella stessa frase fa quasi ridere, in quanto i laseristi hanno la nomea per non essere dei grandi lavoratori quando si tratta della messa a punto delle barche a secco. Eppure ci sono state delle evoluzioni nella classe, così come in quasi tutte le altre classi olimpiche, che rendono necessari questi tipi di lavori ed Egon questo lo sa bene. Su quanto sia importante il ruolo del tecnico, me lo conferma Carolina: “voglio ringraziare molto Egon, il mio allenatore, perché in questo periodo mi è stato molto vicino. Abbiamo ragionato molto su questo mio problema e alla fine abbiamo deciso di fare sia Palma che Hyères.”

Con Hyères ormai alle spalle, si guarda in avanti verso l’Allianz Regatta, seconda tappa di Coppa del Mondo che sarà ospitata dall’Olanda, la nazione che l’anno prossimo vedrà gli atleti scontrarsi per ottenere il pass olimpico nelle acque di Den Haag.

Quindi, stay tuned, sempre su Saily.it!

SU SAILY TV IN ARRIVO VIDEO INTERVISTA AD ATLETI E TECNICI DOPO HYERES

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