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26/03/2018 - 17:28

Cosa lascia in eredità il CICO 2018?

Il CICO 2017 di Ostia e quello 2018 di Genova, avevano anche l'obiettivo di promuovere la proposta di un evento italiano di vela olimpica da inserire nel calendario. Come si è lavorato su questo fronte? E quali possibilità ha Genova di ospitare davvero la Finale della World Cup di vela olimpica 2019 e 2020?

 

Va in archivio il CICO 2018. Come lo ricorderemo, e cosa ci lascerà in eredità? Era la seconda edizione con data anticipata a marzo, dopo Ostia 2017. L'idea è di mettere insieme il meglio delle classi olimpiche italiane prima dell'inizio vero e proprio della stagione, con gli equipaggi (soprattutto i nazionali e i top) impegnati a girare il mondo. In entrambi i casi, Ostia e Genova, più o meno con un occhiolino di sostegno da parte FIV, il CICO ha rappresentato anche un esperimento, una prova generale, per capire se, quanto e come sia possibile organizzare un evento internazionale di vela olimpica stabile in Italia.

Da un lato Ostia e il suo porto sequestrato, sottratto alle mafie e proposto come location sportiva nautica, dall'altro Genova e il suo peso storico nella vela, con l'alleanza della Fiera che mette a disposizione aree e logistica di un certo fascino. Entrambe con l'aeroporto vicino. La voglia insomma c'è: ma cosa serve davvero per dare peso e credibilità a una proposta italiana di evento per la vela olimpica?

Storicamente i grandi appuntamenti di vela olimpica sono legati alle località: campi di regata storici, condizioni meteo tecnicamente impeccabili, ricettività, spazi e organizzazione. Kiel, Hyeres, Medemblik, in Europa, o Melbourne e Miami fuori, si sono imposte negli anni su quelle basi. Da noi c'era Anzio, la Roma Sail Week, tra le primissime al mondo, impredibile a primavera per tutti i grandi del momento. Il declino di quella settimana velica internazionale è stato duplice: da un lato ha seguito il destino socio-economico-politico della stessa cittadina laziale, dall'altro le confusioni indotte dalla FIV, che non l'ha supportata, e ha lasciato che la competizione interna con la settimana di Genova e - qualche anno dopo - l'Eurolymp di Riva del Garda, finissero per stritolare quello che era un fiore all'occhiello della nostra vela.

Ecco perchè, sulla base di quelle storie ed esperienze, pensare oggi di "piazzare" sul mercato degli eventi velici una tappa italiana dopo tanto tempo, richiede prima di tutto un impegno FIV a coordinare, in primo luogo nei rapporti interni e poi a livello di World Sailing, le proposte, e poi creare un pacchetto organizzativo ed economico che sia al passo con i tempi. Che sono cambiati in fretta, lo dimostrano le meteore delle settimane veliche internazionali di Barcellona, la cui concorrenza accelerò la fine di Anzio, ma che è poi stata soppiantata dall'instant-classic di Palma de Mallorca, il tutto con il richiamo dei premi in denaro.

A complicare le cose, i continui tentennamenti della federvela mondiale sul format della Coppa del Mondo di vela olimpica, ridisegnata ogni due anni per cercare di far partire una idea che in realtà non è mai decollata davvero. Falliti gli accordi con gli arabi ai quali aveva brindato l'allora presidente ISAF Carlo Croce, fallite le finali con ricchi premi economici per gli atleti, falliti i ritorni tv. E più grave di tutto: fallita la missione di creare appeal tra i regatanti, per i quali la World Cup è sempre stata più un intralcio che un vero obiettivo. (Poche) eccezioni a parte.

Ora le World Cup Series sono in corso, dopo Melbourne e Miami toccherà a Hyeres, poi ci saranno le tappe giapponesi legate alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Resta vacante e da assegnare la località europea sede della World Cup Series Final per almeno due anni (2019 e 2020). Non è un mistero che Genova ci stia provando. Nel giocarsi le carte serve una alleanza strettissima con la FIV e i giusti canali dentro World Sailing. Le due cose sembrano alla portata, e al Mid Year di maggio a Londra potrebbe arrivare una fumata bianca (con strisce bianche rosse e verdi). Lo YCI del nuovo corso di Nico Reggio è aperto a nuove sfide e vuole fortemente la vetrina della vela olimpica.

Sul CICO il rapporto con FIV è stato vagamente burocratico: le normative, la titolarità dell'evento, le iscrizioni, la "comuncazione": sono stati più i lacci che le briglie sciolte, e alla fine la montagna ha partorito un topolino. I bene informati raccontano che c'era persino qualcuno che a 48 ore dalla regata avrebbe annullato tutto perchè gli iscritti erano meno di un centinaio in 11 classi.

Certo avrebbe giovato assai alla candidatura genovese un CICO un po' più partecipato, specialmente con più velisti internazionali, ma la data stavolta era troppo incastrata nel calendario affollato. Sarebbe stato utile un lavoro delle classi italiane nei confronti di quelle internazionali. Quello che si sarebbe potuto facilmente fare, ed è invece mancato, era sfruttare l'evento CICO per diffondere l'immagine di Genova, dell'area fieristica già nota per il salone nautico trasformata in sede della regata, lavorare sui media con foto, video, grafiche. O anche solo preparare un portfolio da portare sui tavoli di World Sailing dove si deciderà.

E cosa dire delle tante belle idee sul tappeto alla vigilia del CICO? Il padiglione con barche e velisti trasformato in uno "stadio velico" dove attirare pubblico e dare occasioni di visibilità ad atleti e sponsor, con cronache in diretta dal mare, skipper press-conference dopo le regate, talk show. Sembravano tutti daccordo e invece alla fine non se n'è fatto nulla, con buona pace dei soliti poveri atleti (ai quali si chiede sempre tutto: un quadriennio di lacrime e sangue, risultati, speranze, e non si da mai in cambio un progetto e un palco mediatico che li valorizzi) e degli sponsor, non a caso assenti

Come accade ormai da parecchio tempo, sul piano della comunicazione si poteva fare tanto di più. Genova come sede della World Cup Final 2019-2020 resta comunque più che una possibilità. Speriamo di non fare un'altra figura tipo Milano sede dell'EMA...

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