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25/05/2017 - 14:06

Terza edizione

Vento, scogli, emozioni
Scheria Cup 24 story

La Scheria Cup 24, nota come "la 24 ore di Ischia", ha confermato quanto di buono si dice su questa regata-evento: grande idea, navigazione originale, impegnativa e di grande soddisfazione, accoglienza della LNI Ischia, voglia di crescere. Oltre 30 barche (+50% sul 2016), ma il vento mette tutti alla frusta, fino a 30 nodi, molti ritiri. Il mini-maxi Fra Diavolo urta uno scoglio (ma resiste bene). Report e bilancio - SPECIALE SU SAILY TV

 

Pronti a farvi sorprendere dalla Scheria Cup 24. Ne sentiremo parlare a lungo. La 24 ore di Ischia: si parte a mezzogiorno di sabato e si gira, gira, gira, la bella isola verde dominata dal Monte Epomeo, orlata di coste e spiagge, fino a mezzogiorno di domenica. Passando nel canale tra Ischia Ponte e l'isolotto di Vivara connesso a Procida, mentre da lontano, nelle varie fasi del periplo, si vedono la costa campana, Capri, Ventotene... Un tramonto, una notte e un'alba. Sempre girando eppure senza avere il minimo capogiro, e se c'è è solo per le bellezze e le scoperte continue del paesaggio, del vento che viene da tutte le parti, anche dall'alto, delle onde. Riassumendo, una gran bella regata, tecnica e spettacolare. Il vincitore di quest'anno, il First 40 Nientemale, nelle 24 ore ha completato poco meno di 8 giri dell'isola, per un totale di ben 128 miglia: decisamente la dimensione di una "lunga" offshore, con in più l'obbligo frequente di manovre, cambi andatura e cambi vele. Roba da marinai veri.

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Se poi ci si mette la meteo come quest'anno, allora Scheria Cup 24 diventa un vero esame di maturità per marinai. Trentuno iscritti e solo 5 arrivati, ma comunque tutti classificati: è il bollettino finale di almeno 10 ore di vento a 25-30 nodi da Ponente, che ha reso Ischia una boa molto indigesta da andare giù. Dopo la partenza a largo di Forio (base operativa dell'evento), con la scelta del Comitato di Regata di optare per il giro in senso antiorario, le barche hanno passato Punta Imperatore e issato gennaker e spinnaker, costeggiando di poppa la costa meridionale dell'isola, la lingua a doppia spiaggia di Sant'Angelo, i Maronti, Punta San Pancrazio, al largo della quale c'era una delle boe di disimpegno. Qui si ammainano le vele di poppa e si procede al traverso verso Ischia Ponte e il promontorio dominato dal Castello Aragonese, l'acqua è piatta ma dalle alture della Carta Romana scendono raffiche di vento "catabatico" (che va verso il basso) tutte da gestire. C'è chi sceglie di stare lontano dalla costa e chi stringe come una curva di Gran Premio. Passato il canale con Vivara-Procida, e il traverso del porto di Ischia, si torna su di bolina, contro 25-26 nodi di vento, in aumento, e mare conseguente. Bei treni di onde, punteggiate di frangenti, c'è chi prende una o due mani di terzaruoli.

L'AVVENTURA DI FRA DIAVOLO, CHE URTA UNO SCOGLIO E SI DEVE RITIRARE (SOLO QUALCHE GRAFFIO) - Il mini-maxi Fra Diavolo, Mylius 60 dell'armatore Vincenzo Addessi, con Pasquale Orofino al timone e Paolo Scutellaro alla tattica - che tra l'altro aveva a bordo una troupe TV del programma Lineablu di Rai Uno - è l'ammiraglia della flotta con i suoi 18 metri, tiene tutta randa e prende la testa della regata, sebbene tallonata da vicino dall'ottimo Nientemale. Si passa con un po' di virate al traverso di Casamicciola e Lacco Ameno, l'isola offre la sua parte visivamente più dolce, ma per rimontare fino a Punta Spaccarello e Punta Caruso, e poter finalmente poggiare e allascare, si vira e si sbatte con mare in aumento. Dopo Punta Caruso si poggia e si naviga al traverso puntando il cancello obbligatorio che segnala il giro completo, due boe gialle al largo di Forio. Sulla spiaggia di San Francesco si infrangono grossi cavalloni, e intanto si avvicina l'abitato di Forio, con l'inconfondibile sagoma della Chiesa della Madonna del Soccorso sulla punta estrema. Dove non a caso c'è la postazione del Comitato di regata che controlla i passaggi.

E' qui che dopo il primo giro (completato in circa due ore e mezza), Fra Diavolo passa primo, ma è anche qui che una trentina di metri dopo il cancello, a bordo si ode un orrendo frastuono e la vibrazione tipica dell'impatto con qualcosa di sommerso, certamente uno scoglio. La barca non si ferma, praticamente "ara" sullo scoglio, ci striscia sopra, con l'onda che la riporta su si libera, ma a bordo la decisione obbligatoria è un lampo: giù le vele, motore, ritiro e subito in porto a verificare i danni eventuali. Continuare per 22 ore di regata e una notte, con vento in aumento, sarebbe una incoscienza.

Finisce qui purtroppo la regata di Fra Diavolo, con un Vincenzo Addessi dispiaciuto perchè la regata gli piaceva molto, ma che ripete spesso "E' andata bene, poteva finire assai peggio". Il servizio di Lineablu, da racconto delle 24 ore in regata, diventa un "thriller" con l'urto, il ritiro e le considerazioni dei velisti di bordo. Appena arrivati in banchina il prodiere dal nome inconfondibile (Albatros Turco) si butta con maschera e pinne, e quando torna su tranquillizza tutti: solo qualche graffio sul bulbo e una piccola incisione nell'attacco del siluro. La barca ha reagito strepitosamente a un urto non indifferente, un bel test superato alla grande. Poi si butta, con le bombole, anche il comandante del Fra Diavolo, Vittorio Ammutinato. I marinai vogliono sempre vederci chiaro sulle loro creature. Anche lui torna a bordo rinfrancato. L'indomani il Mylius 60 ripartirà per Gaeta, dove farà un piccolo maquillage prima di fare prua a nord per essere al via della 151 Miglia.

Naturalmente c'è una questione sul tavolo: cosa ci faceva il cancello obbligatorio da passare, nelle vicinanze di uno scoglio sommerso che costituiva una potenziale minaccia anche grave? I controlli delle batimetriche danno responsi unanimi, in quel punto ci sono 13 metri di fondale. Alcuni pescatori di Forio però confermano che "da quelle parti" c'è uno spunzone di roccia che sale verso l'alto, a punta abbastanza piatta e larga, dove vanno spesso a pescare. C'è chi dice di vederlo dall'alto, dal Soccorso, nei momenti degli incavi dell'onda. C'è chi non lo scorge. C'è, soprattutto, che poco dopo anche Petrilla, un First 35, striscerà nella stessa posizione. Dunque un mezzo mistero, viste le batimetriche, si ragiona su spostamenti di massi, o su accumulo di detriti, che possono aver prodotto quel rialzamento di roccia, magari a 4-6 metri di profondità, ma con le onde dei 30 nodi di Ponente, scendendo di un paio di metri e più, Fra Diavolo (3,5 metri di immersione) e persino Petrilla (2,2) hanno "toccato". Tutto è bene quel che finisce bene, e comunque il CdR opportunamente sposta subito ben più a largo il cancello. 

Fra Diavolo vincerà, alla premiazione della Scheria Cup 24 2017, il premio per il giro più veloce. Se avesse comletato le 24 ore di gara avrebbe percorso assai più delle 151 miglia che l'aspettano il prossimo 1-2 giugno. Un'altra prova della singolarità e della impegnatività della 24 ore di Ischia.

La regata continua e ha questi protagonisti: Nientemale di Peppe Osci sempre in testa con una condotta costante e sicura, Petrilla, il sorprendente First 35 portato in coppia da Edoardo Barni e Martino Maria Acker, quindi l'onnipresente Duffy, il Dufour 34 di Enrico Calvi che forse ha un palmares inimitabile, specie per la sua taglia: ha fatto sei volte la Middle Sea Race e una volta il Fastnet, Comunque si vede: i 30 nodi non scalfiscono più di tanto barca ed equipaggio, che superano agevolmente le 5 del mattino, quando finalmente il Ponente inizia a dare tregua, e cala progressivamente fino a quando, alle 10 e col sole, gira e resta una bavetta che fa avanzare a fatica, fino alla conclusione di mezzogiorno.

In gara restano anche Athaualpa, un Jeanneau da crociera di Bruno Battista portata in due, ed Emilio D'Onofrio e Federico, i bravissimi ragazzi di Idea Fissa, un Intro 22 (one design degli anni settanta, una specie di J24 a spigolo che hanno riadattato da crociera), che fanno una scelta prodigiosa: nelle 5-6 ore di vento più forte si ancorano ridossati al castello, e ripartono all'alba quando le condizioni sono più maneggevoli. Saranno tra i 5 scafi a completare le 24 ore. Tre dei quali in doppio. Bravi.

Da dire che in gara c'erano anche: un catamarano di 8 metri, un Melges 20 (!), il plurititolato Globulo Rosso di Alessandro Burzi, Emanuela il Sun Odyssey del presidente della LNI Ischia Francesco Buono con i figli. In quindici si fermano dopo il primo giro, in altri sette al secondo, ancora più duro specie nella risalita di bolina. La mattina degli arrivi è calda e soleggiata, il mare resta lungo ma dondola docile, l'Epomeo ha ancora un ciuffo di nuvola sulla vetta, l'isola verde pare ancora più verde. Gli arrivi dei pochi superstiti (Nientemale 128,26 miglia, Petrilla 108,53, Duffy 99,18, Athaualpa 96,24, Idea Fissa 24,5) accolti dagli altri regatanti.

La premiazione sotto le restaurate mura borboniche (dove il venerdi sera s'era svolta una piacevole cena di gala) è una lunga festa (anche per il palato) con tanti protagonisti, e con una parola d'ordine che tutti pronunciano: "L'anno prossimo tornerò, la Scheria Cup 24 è da rifare". Impossibile dargli torto. E tra passione del sindaco-armatore Francesco Del Deo, combinate con regate tra Anzio, Gaeta e Napoli, e la possibilità che la Scheria Cup 24 rientri nel Circuito Italiano Offshore, questa idea (copyright Filippo D'Arrigo della LNI Ischia) può risultare davvero vincente.

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