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12/06/2017 - 15:17

35 America's Cup a Bermuda, la finale sfidanti finisce 5-2 per ETNZ su Artemis

New Zealand: Oracle, arriviamo!

In una giornata di vento a 7-8 nodi Emirates Team New Zealand annichilisce Artemis e si prende subito il match-point che vale la sfida ufficiale al defender Oracle USA. La 35 America's Cup sarà tra gli stessi protagonisti del 2013: ETNZ contro Oracle. Ma i kiwi, adesso, sono tutti nuovi... Dettagli tecnici e umani, analogie e differenze, certezze e incertezze, prime considerazioni su cosa servirà ai neozelandesi per battere gli americani... - SU SAILY TV VIDEO CAYARD REPORT E IN ARRIVO FRANCESCO BRUNI

 

DAY 3 LOUIS VUITTON CHALLENGER PLAYOFF FINALVince Emirates Team New Zealand: regata, punto, serie. Peter Burling e i suoi conquistano la Louis Vuitton Cup, o come si chiama adesso, e soprattutto sono lo sfidante ufficiale per la XXXV America's Cup del detentore USA Oracle Racing. Da sabato 17 il duello che vedremo (come sempre nelle dirette su Mediaset Premium) sarà tra Jimmy Spithill e Peter Burling, tra Oracle e la sua storia (da Larry Ellison, che conquistò la Coppa prima in tribunale e poi in acqua a Valencia (trimarano con wingsail contro catamarano di Alinghi), a Russell Coutts e i suoi salti in avanti nel futuro fino ai cat foiling e al formato bermudiano) e tra New Zealand e la sua storia (dalle sfide pazze alla vittoria del 1998, dalla difesa contro Luna Rossa alla resa alla rivoluzione di Alinghi, fino alla sconfitta assurda del 2013, da 8-1 a 8-9, proprio contro Spithill...).

Nuova Zelanda contro Stati Uniti della vela, è la finale di Coppa America che vale doppio: non solo il passato, il nome del trentacinquesimo vincitore del trofeo più antico della storia, ma anche il futuro. Perchè Oracle rappresenta, oltre che se stesso e il Golden Gate Yacht Club che detiene l'America's Cup, anche il famoso "protocollo di intesa" firmato da tutti gli sfidanti (tranne New Zealand) che definisce l'evento per i prossimi quattro anni almeno, lasciandolo com'è: AC50, World Series in giro, e ogni due anni la Coppa, presumibilmente ancoras a Bermuda, vedremo come saranno i bilanci finali, a San Francisco la Coppa di Coutts non vogliono neanche vederla da lontano dopo il flop del 2013. Tutti tranne New Zealand, per l'appunto. Ecco perchè la sfida riguarda la storia di ieri e anche quella di domani.

Qualche mese fa nella NOSTRA INTERVISTA ESCLUSIVA A GRANT DALTON SU SAILY TV, il grande capo della sfida kiwi ci ha raccontato i motivi della mancata firma di quella intesa, e ci ha anticipato la direzione dei possibili cambiamenti che sarebbero introdotti nella Coppa America di vela in caso di "reconquista" neozelandese. Facile semplificare: in Italia e nel mondo tanti fans vagamente nostalgici delle vecchie Coppe Americhe (con monoscafi lenti ed eleganti, durate infinite di 6-7 mesi tra Round Robin e finali, e intervalli lunghi di quattro o cinque anni tra una edizione e l'altra, decisi dal defender) tifano ETNZ sperando in un ritorno al passato. Che però non ci sarà, o non potrà essere una restaurazione: lo ha chiarito lo stesso Dalton, quando ha parlato di barche ad alte prestazioni. Su certe cose non si torna indietro. Ma sulle regole (che quando ci sono vanno rispettate fino in fondo... caso Luna Rossa docet), sul format, sulle date, sulla nazionalità dei team, l'idea di Coppa neozelandese resta ben diversa da quella americana-francese-svedese-inglese-giapponese. Quindi come e più di altre volte: chi vince prende tutto.

Come sarà la sfida ETNZ-Oracle che inizia sabato 17 (programma due regate al giorno nei weekend 17-18 e 24-25, poi se serve si va avanti anche lunedi 26 e martedi 27, massimo)? Prima di tutto asimmetrica: vincendo le Qualifier contro gli sfidanti, infatti, il defender Oracle ha guadagnato un punto, sotto forma di -1 col quale partirà il suo avversario. Considerando che la 35AC si vince con 7 punti, significa che ETNZ per arrivarci dovrà vincere otto regate, mentre a ORA ne basteranno sette. E va bene così...

Previsioni, è impossibile farne. Dai due faccia a faccia in Qualifier (vinti entrambi da Oracle) è facile immaginare che i due team abbiano fatto molti cambiamenti, e non si può sapere come vanno adesso l'uno contro l'altro. Le cose certe: 1) ETNZ è velocissimo, strabiliante, con vento leggero, sotto a 10-11 nodi, soprattutto grazie alla potenza ottenuta dal pedal grinding; 2) Oracle è più veloce, o almeno più completo, più forte complessivamente, di Artemis, ma non si è visto del tutto all'opera con poco vento, il terreno preferito dei kiwi; 3) Spithill è un match-racer di razza, nato e cresciuto con questo tipo di vela e con la mentalità e il killer istinct da uno-contro-uno, da Coppa, mentre Burling è un talento della vela olimpica acrobatica 49er, terrazze e gennaker, buoni e scarsi, regate di flotta: per superarsi dovranno entrambi avvicinarsi, imitarsi, ma la strada più lunga spetta a Peter; 4) Oracle è psicologicamente forte della vittoria in rimonta del 2013, che gli vale un marchio di invincibilità proprio contro i kiwi; 5) di contro questo vantaggio non vale per ETNZ, equipaggio giovane e tutto nuovo, del passato c'è solo Glenn Ashby, e figurarsi se i pedalatori e la coppia d'oro olimpica Burlink-Tuke perderanno tempo a cuocersi nella paura. 

E' assai probabile che New Zealand e USA siano molto vicine, in termini di team e velocità, organizzazione, forza psicofisica. Può essere dunque una "bella" Coppa America (le virgolette in omaggio al nostro sempre valido bollino rosso "35 It's Not My Cup") equilibrata e lunga? Può. Ma può anche esserci una sorpresa, da una parte o dall'altra. Una differenza inattesa di prestazioni tale da far pendere fortemente la bilancia verso un team. In quel caso addio divertimento, e 35AC assegnata entro sabato 24 giugno. Per sapere come andrà a finire basta attendere quattro giorni, che a Bermuda passeranno tra Superyacht Regatta (una ventina di maxi) e Red Bull Youth America's Cup Qualifier.

SU SAILY TV PROSEGUE IL CAYARD REPORT: COMMENTIAMO CON PAUL LE REGATE DEL GIORNO PRIMA

E IN ARRIVO SEMPRE SU SAILY TV UNA INTERVISTA DA NON PERDERE A FRANCESCO BRUNI (ARTEMIS)

DAY 2 LOUIS VUITTON CHALLENGER PLAYOFF FINALNelle sei regate disputate finora per la finale sfidanti, Emirates Team New Zealand ha perso tutte le partenze, ha girato dietro agli svedesi di Artemis le boe 1 e 2, ma alla fine è in vantaggio per 4-2. E lunedi 12 sera (diretta su Mediaset Premium dalle 19 circa) ha fino a tre match-point verso l'America's Cup Match contro il defender Oracle. Cronaca e dettagli tecnici e umani del confronto tra le due squadre migliori viste a Bermuda. E prime considerazioni su cosa servirà per battere gli americani... - SU SAILY TV VIDEO CAYARD REPORT

Quattro a due e i neozelandesi urlano: "Oracle, aspettaci, arriviamo!" Ma davvero, chi va di più tra Emirates team New Zealand e Artemis Sweden? E per chi fare il tifo dall'Italia? Se da un lato siamo tutti kiwi, per simpatie genetiche e perchè quella sfida sembra l'unica che ricordi un po' l'ultima Luna Rossa (anche per la presenza di Max Sirena), dall'altro guardiamo con simpatia al team svedese ricco di talento e volontà, e potenziato da un certo Francesco Bruni. Che ha ruoli non secondari: vogliamo immaginarlo in quello che fu anche uno dei suoi lavori su Luna Rossa nel 2000 e 2003, quando il tattico era l'inamovibile Torben Grael: Bruni seguiva le rilevazioni del team meteorologico, e faceva da collegamento con l'equipaggio, nella scelta delle vele, della messa a punto e soprattutto del famoso "first shift", il primo salto del vento che di fatto dava l'indicazione, quasi il comando al tattuco e al timoniere, su quale lato scegliere per la partenza. 

Vecchi tempi? Mica tanto: adesso ci piace immaginare Francesco nello stesso ruolo, con una scelta finale apparentemente più semplice, ma radicale: quali derive e foil scegliere in base al vento? Lo si è visto benissimo in questi due giorni di finale sfidanti, neozelandesi e svedesi hanno montato diverse configurazioni di queste che sono le vere differenze (insieme all'energia da immettere nel sistema idraulico che le controlla) su barche per il resto quasi uguali. Derive più piccole, a sezione meno spessa e con punta più corta, si usano con vento più forte quando volare è più facile. Al contrario derive più larghe, spesse e a punta lunga aiutano il decollo in condizioni di vento più leggero.

Nella prima prova del secondo giorno di finale, la "chiamata" di Bruni e del team meteo (poco dopo l'alba) è stata azzeccata, Artemis ha usato derive da vento, Emirates TNZ ha optato per quelle da aria più leggera, e in partenza c'erano ben 16 nodi... Vittoria svedese. Tutto sempre cos' facile e scontato dunque? Neanche questo è vero, di sicuro in questa Coppa America travestita da Formula Uno automobilistica c'è ben poco, forse solo la lontananza geografica di Bermuda...

Infatti nella seconda prova il vento cala a 10 modi, ma il copione non cambia: Artemis parte avanti e ci resta per un intero giro, e ci vorrà tanto sforzo e tanto pedalare per i kiwi prima di affiancarli e superarli. Comunque quasi sempre regate ravvicinate, se non per tutta la durata almeno per larghi tratti. A volte, addirittura, diventano combattute all'improvviso, anche quando sembravano finite...

E' accaduto nell'ultima del giorno: ETNZ è parecchio avanti e manca poco all'arrivo, ma Burling (o Tuke, o Ashby, poco importa) stava per combinarla grossa: rischia di toccare una boa del cancello, vista alla fine, deve strambare senza preavviso e scende dai foil: è la situazione peggiore! Artemis arriva a 35 nodi, e i kiwi sono mezzi fermi, in pochi secondi il vantaggio è sbriciolato e l'arrivo è in volata, con New Zealand che fa appena in tempo a rialzarsi sui foil per tagliare con un misero secondo di vantaggio. Alla fine Burling chiede scusa ai tifosi per lo spavento!

Nel Cayard Report che trovate in video su Saily TV (ascolti record per la nostra esclusiva copertura della Coppa, che non ha paragoni con nessun altro media specializzato a non), il grande Paul snocciola dati: in sei regate, ETNZ ha perso tutte le partenze e ha girato dietro tutte le boe nunero 1 e numero 2. La velocità, e un pizzico di fortuna, gli ha consentito poi di vincere quattro di queste sei regate. Ma se i kiwi dovessero raggiungere la Coppa contro Oracle, dovranno per forza crescere nelle partenze e nel match race, altrimenti sarà durissima contro Jimmy Spithill (che di match race è superspecialista e pluricampione mondiale), e addio speranze di riportare la brocca ad Auckland.

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