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18/06/2017 - 10:00

Day 2 35 AC Match, Emirates Team New Zealand ora è 3-0 contro Oracle

Blackwash più vicino
Oracle ha cinque giorni

DUE VIDEO 360° - Altre due regate dominate, velocità e controllo, più rabbia e capacità in partenza e nel corpo a corpo. Anche Jimmy Spithill ammette: "E' chiaro che loro sono più veloci". 5 giorni per invertire la caduta: ci riusciranno ancora? E il Day 1 show con i commenti di Mauro Pelaschier, Giulio Guazzini, Stefano Rizzi, Giulia Conti, Mitja Gialuz e altri ospiti di Land Rover alla "America's Cup Night" a Riva del Garda - SU SAILY TV CAYARD REPORT ANCHE CON FRANCESCO BRUNI

 

DAY 2 - Quattro regate-fotocopia, a parte qualche sbavatura, buco di vento e colpi di scena ridotti al minimo. Quattro assoli, quattro manifestazioni di superiorità netta, al punto che lo stesso skipper avversario alla fine ammette: "E' piuttosto chiaro a tutti che loro hanno una barca più veloce". Come mettere le mani avanti. Spithill con faccia, comportamenti, modo di regatare arrendevole o già arreso: questa è la faccia più evidente e marcata del momento di Oracle USA e della sua difesa che appare già disperata. Più della rabbia, della frustrazione, dei pugni al carbonio, del povero Tom Slingsby, che pare l'ultimo a volersi arrendere, a smettere di crederci.

Dall'altra parte, su Emirates team New Zealand e dintorni, tutto ruota intorno a un'altra faccia: quella di Peter Burling. Quattro anni fa, a 22 anni, Pete vinse a San Francisco la Youth America's Cup, la stessa sponsorizzata Red Bull che si svolge a Bermuda in questi giorni. Oggi, quattro anni dopo, è lui il volto che incarna la cavalcata kiwi verso la rivincita e la reconquista del trofeo. Freddo, glaciale, mostruosamente abile al timone, lo accusavano contro Artemis di perdere le partenze, e nel Match sta smentendo tutti battendo il numero uno. 

Dopo il primo weekend della Coppa America numero 35, tutta molto veloce e già in dirittura d'arrivo, e dopo quattro vittorie nette, ETNZ è in vantaggio "solo" per 3-0, avendo assorbito il "bonus" di Oracle per la vittoria nelle Qualifiche. Sabato 24 e domenica 25 sono in programma altre due regate al giorno. Se le cose dovessero andare come s'è visto finora, domenica 25 giugno sera potrebbe essere già finito tutto, con un sonante 7-0 neozelandese. 

E' una prospettiva concreta, ma non è la sola. Bisogna sempre considerare che Oracle è il team della stupefacente rimonta da 1-8 a 9-8 nella 34 Coppa nel 2013. Dice Cayard che le domande da porsi sono due: 1) Il team Oracle ha chiare le modifiche e gli interventi da fare per assorbire la differenza di velocità tra le barche? 2) Sono sufficienti 5 giorni a mettere in atto le correzioni e tornare competitivi?

Come sempre Paul ha le idee chiare e lineari, queste sono semplicemente le domande giuste. E le risposte sono vaghe al momento. Avere le idee chiare su cosa fare per rendere più veloce un cat AC50 dopo che per mesi non è stato fatto altro... Cosa fare adesso? Copiare? Ma cosa? La più importante, i grubder ciclisti che danno potenza al controllo idraulico, non c'è tempo per copiarla. Tutto quello che gli americani possono fare è lavorare sui timoni e sui foil. Non è tantissimo, ma è qualcosa. 

Quanto alla seconda domanda, lo stesso Cayard si risponde: "Il team defender ha le risorse finanziarie e umane per fare qualunque cosa", quindi cinque giorni possono bastare. C'è chi paragona la situazione al 2013. Oracle sotto 8-1, in soli due giorni modifiche decisive e barca che da più lenta si trasforma in più veloce, per la rimonta impissibile. Tutto è possibile, siamo in Coppa America e siamo in un'isoletta sperduta in oceano che da il nome al famoso triangolo dove pare spariscano navi e aerei... Ma ci sono alcune considerazioni che fanno pensare che stavolta il sogno americano sia più impervio.

In questi quattro anni il team Oracle si è indebolito sensibilmente. Oltre la perdita di Ben Ainslie che fu una colonna anche psicologica nella rimonta, hanno lasciato il team, per accasarsi in sfide rivali, importanti tasselli dei settori design, engineering, strutturisti. C'è stata una piccola fuga di cervelli, forse sottovalutata. Poi il cambio di rotta sulle barche e sulle regole, che ha costretto Luna Rossa al ritiro, ha probabilmente illuso il defender di poter comunque controllare la situazione, illusione rinforzata dalla firma del protocollo di intesa alla quale in un modo o nell'altro sono stati "spinti" tutti i challenger... Tutti tranne uno, che guarda caso adesso è rimasto l'unico in regata contro di loro.

Nello stesso tempo ETNZ ha rinnovato l'amicizia e la collaborazione con Luna Rossa, già in essere nel 2013, con Max Sirena e altri del team italiano finiti a rinforzare gangli vitali neozelandesi, e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Oggi l'insieme barca, foil, sistema di controllo ed equipaggio della sfida neozelandese sembra un meccanismo perfetto e difficilmente avvicinabile. Ciò non toglie che la 'banda Spithill' ci proverà, in questi giorni. Ma il tempo dei miracoli sta finendo...

 

VIDEO A 360° DA BORDO DI ORACLE

 

VIDEO A 360° DA BORDO DI ETNZ

DAY 1 - Due schiaffi, due regate dominate, maggiore velocità e controllo, più rabbia e capacità in partenza e nel corpo a corpo. Se fosse vero la metà di quanto visto all'esordio, la Coppa sarebbe segnata. Ma sappiamo che la strada è lunga e ricca di insidie. La cronaca dell'incredibile esordio tra ETNZ e ORA, con i commenti di: Mauro Pelaschier, Giulio Guazzini, Stefano Rizzi, Giulia Conti, Mitja Gialuz e altri ospiti di Land Rover alla "America's Cup Night" a Riva del Garda - E SU SAILY TV TORNA CAYARD REPORT

Due schiaffi di Emirates Team New Zealand a Oracle USA: due regate dominate addirittura dal pre-partenza, fino all'arrivo. Persino con il "condimento" di numerosi errori - ammessi dagli stessi neozelandesi - che hanno dato l'illusione al defender di riaprire le regate, ma era solo illusione: gli scafi con i grinder "ciclisti" si è subito allontanato, stravincendo. Primo giorno della XXXV America's Cup: detentore (Oracle USA) zero, challenger (Emirates TNZ) uno (i kiwi partivano da -1, causa vittoria defender nelle Qualifier). E' vera gloria? Se è autentico, reale, la metà di quanto si è visto all'esordio, il "rematch" tra le due squadre che già si sfidarono nella Coppa 2013 sarà senza storia. Ma è la Coppa America, è sempre piena di insidie, sorprese, sgambetti, che a volte puoi farti anche da solo. Dunque, aspettiamo. Ma proviamo a riassumere la notevole superiorità kiwi di questa giornata.

Un racconto speciale, in compagnia di notevoli personaggi con i quali sono state seguite le due regate, nel corso di una "America's Cup Night" offerta da Land Rover (il cui coinvolgimento nella vela e nella Coppa non si fermerà dopo l'eliminazione del team di Ben Ainslie) a Riva del Garda nell'ambito di Garda Wind Garda. Sentite chi c'era: Mauro Pelaschier (ovvero colui che al timone di Azzurra nel 1983 ha portato l'Italia in Coppa America e insieme a Cino Ricci l'ha fatta scoprire agli italiani), Giulio Guazzini (la voce velica di Rai Sport, il volto che - proprio insieme a Pelaschier - ha accompagnato alcune delle edizioni rimaste indimenticabili, come quelle del 2000 e 2003 a Auckland con Luna Rossa), Stefano Rizzi (che su Luna Rossa era tailer, e che resta uno dei velisti italiani più eclettici e completi, dopo Volvo Ocean Race e record intorno al mondo, è stato tra i primi a sperimentare il foiling con il Moth), Giulia Conti (quattro Olimpiadi in tre classi diverse, il talento che tutti conosciamo), Mitja Gialuz (presidente di Barcolana, velista, ex campione del mondo JR di 420), altri bravi velisti tra cui Francesco Ivaldi, Matteo Sangiorgi, Gianni Torboli, Jas Farneti. Tutti a vedere su maxi schermo le regate e a commentarle. Quello che ne è scaturito è un bel modo di raccontare il Day 1 di USA-NZL.

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1) La partenza della prima prova con la penalità a Oracle. Peter Burling "spinge" da dietro Jimmy Spithill a tagliare la linea con mezzo secondo di anticipo! L'errore che non ti aspetti, proprio dal mago delle partenze e del match race. Giulio Guazzini commenta così: "Questo dimostra che Spithill è nervoso, è sotto pressione, non è tranquillo". E perchè non dovrebbe esserlo? Evidentemente le speculazioni della vigilia sulla velocità del cat sfidante pesano. ETNZ si allunga e prende subito tanto vantaggio. Mauro Pelaschier: "Partenza decisiva, che errore di Spithill, c'è da chiedersi come sia possibile con tutti gli strumenti che hanno a bordo di queste barche, partire in anticipo".

2) I foil montati da New Zealand. Le immagini indugiano sulla forma delle derive a foil dei neozelandesi, non una "parentesi" curva, ma due linee dritte con una piega che forma un angolo. Mai viste finora nelle regate di Bermuda. E' l'arma dei kiwi per l'AC Match? Di sicuro, l'impressione è che la barca sia più veloce e più stabile dell'avversaria, specialmente con queste condizioni; ci sono 7-8 nodi di vento, poco oltre il minimo di regolamento (6 nodi). E' l'aria preferita da ETNZ. E le previsioni la confermano anche per il Day 2, domenica.

3) Peter Burling l'olimpico che strapazza Jimmy Spithill il killer. Giulia Conti, che ha navigato alle Olimpiadi di Rio sul 49er FX che di fatto è la stessa barca sulla quale Burling ha vinto col prodiere Blair Tuke due medaglie olimpiche, la vede così: "Non posso dire la differenza tra timonare un 49er e un catamarano di Coppa, perchè questo non l'ho provato. Ma di sicuro le partenze con la deriva acrobatica, con le terrazze, e con tante barche intorno,  in fatto di "boat handling", di capacità del timoniere, del fiuto e del coraggio, sono una esperienza notevole, e Peter eccelle, stasera ne ha dato prova." Il riferimento di Giulia Conti riguarda la prima partenza, ma anche la seconda (Burling si prende agevolmente il sopravento per andarsene in testa alla boa 1), e sprattutto la gestione di un corpo a corpo improvviso e clamoroso, quando nella seconda regata Oracle grazie a un salto di vento ha recuperato quasi 400 metri di ritardo e si è ritrovata ingaggiata in boa. Burling strepitoso in quella occasione. Conti: "Gli ha chiuso ogni possibilità di inserirsi, praticamente gli ha detto: 'ma dove vai?', non l'ha fatto passare, è stato bravissimo in un momento complicato.

4) Regate sempre aperte. Stefano Rizzi è impressionato da quanto visto in acqua: "Queste barche sono incredibili, perchè le differenze di velocità tra foiling e non foiling sono enormi, e se ti siedi, in un attimo perdi un quarto di miglio, quasi mezzo chilometro. Questo - commenta Rizzi - accade anche nelle regate Moth. Quando il vento è difficile, o c'è onda, chi non riesce a volare stabilmente, e cade ogni tanto a navigare normalmente, vede gli altri raggiungerlo e superarlo. E' un altro sport: quando su una barca normale vai piano o sei in un buco di vento, comunque la differenza di velocità con gli altri non è così elevata."

5) Volare oh oh. Il presidente di Barcolana Mitja Gialuz, tra l'altro, proprio ieri a Riva del Garda ha provato il Waspz, una specie di piccolo Moth con i foil. "Ho volato poco, in termini di percentuali, come usano fare con gli AC50, forse il 10%, ma ho avvertito la sensazione, quando esci dall'acqua e non senti più alcun rumore, neanche lo sciabordio sulla carena... Le regate che stiamo vedendo sono emozionanti, e voglio ricordare che c'è anche a Bermuda a seguirle dal vivo, un armatore che si è iscritto alla Barcolana vincendo il viaggio messo in palio da Land Rover, complimenti." Non tutti però concordano sul volo. Gianni Torboli: "Sarà che sono vecchio, ma resto legato a un altro tipo di vela, e quando sento che volando non c'è più il rumore dell'acqua sullo scafo, ci resto male: quella è una delle cose belle della vela!"

6) L'Italia tifa New Zealand. Su questo non c'è dubbio. Pelaschier: "Tifo per i kiwi, bello vederli vincere così nettamente, è stata una serata trionfale". Guazzini "Forza New Zealand! Sarebbe una grande cosa se vincessero loro e la Coppa tornasse a Auckland!" Giulia Conti: "Io sono tifosissima dei kiwi, mi piace il loro modo di andare a vela". Stefano Rizzi: "Grandi kiwi, sto con loro tutta la vita". Jas Farneti: "Anch'io tifo kiwi, e mi pare di vedere che stasera hanno dato una lezione agli americani". La sala non ha dubbi, ed è uno spaccato dell'Italia velica. Si ricorda anche che ETNZ è l'unico team a non aver firmato il protocollo voluto da Oracle per congelare la Coppa e replicarla per due edizioni biennali con lo stesso formato attuale, che invece a molti non piace. In ballo c'è anche questo.

7) E adesso? Mauro Pelaschier: "La prima regata è stata decisa dalla partenza, perchè poi i kiwi sono sempre andati dalla parte giusta del vento precedendo nelle scelte gli americani che invece dovevano spaiare e andavano spesso dalla parte sbagliata. Ma la seconda è stata tutta di velocità. Sono impressionato dalla differenza, quando le condizioni meteo sono leggere come oggi, New Zealand è di un altro pianeta." Giulio Guazzini: "I ciclisti neozelandesi, piacciano o meno, fanno la differenza, Emirates è sempre potente sui foil e nella regolazione della wing, mentre Oracle è meno stabile. Più che un ritardo del defender direi che è una dimostrazione di grande lavoro e grandi scelte da parte del challenger."

Altri commenti, altre osservazioni, hanno arricchito la serata a Riva del Garda, e saranno oggetto anche di video su Saily TV. Resta una cronaca secca del Day 1 35 AC Match. Due vittorie nette neozelandesi e 1-0 per loro.

Prima regata vinta con 30 secondi di vantaggio: penalità Oracle in partenza, allungo Emirates fino a quasi 500 metri di vantaggio e oltre un minuto e mezzo. Finale thrilling con i neozelandesi che all'ultimo gate (come nella finale con Artemis) sbagliano strambata e finiscono in un buco di vento seduti nell'acqua, mentre Oracle arriva velocissimo da dietro. Burling, Ashby, e i loro ciclisti fanno un lavoro extra per pompare olio al sistema idraulico e la barca riparte in foiling appena in tempo per tagliare il traguardo con 30 secondi di margine.

Seconda regata: altra lezione di Burling a Spithill allo start, e subito ETNZ vola via, imprendibile. Sono lunghi momenti in cui il duello appare persino impari. Vantaggio che arriva a sfiorare i due minuti e i 600 metri. Ma il colpo di scena è dietro l'angolo e anche stavolta succede: nel penultimo lato, una bolina, Oracle azzecca un salto di vento e sbriciola lo svantaggio, Emirates sbaglia un paio di virate e ci mette del suo. Risultato: barche clamorosamente ingaggiate alla boa 5. Il killer Spithill come un fantasma riappare a soffiare sul collo del giovane talento Burling. Roba da restarci secchi. Invece Pete non fa una piega, e da un paio di zigzagate che di fatto sbattono la porta in faccia a Jimmy. Protesta Oracle senza esito, e subito dopo il ballo ricomincia: velocità kiwi e arrancamento americano. Vantaggio che torna consistente per un altro errore di Spithill o forse di Tom Slingsby, il tattico, che chiama una strambata per andare a mancare ETNZ, in un momento sbagliato per pressione e reattività di barca ed equipaggio. Il risultato è un disastro: Oracle ferma nell'acqua e Emirates che rivola via. All'arrivo vantaggio 1 minuto e 25 secondi.

Se fu vera gloria lo vedremo subito, domenica 18 sera, regate 3 e 4, sempre dalle 19 su Mediaset Premium, ieri con Stefano Vegliani il commento era di Lorenzo Bressani. Previsioni ancora di vento leggero.

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