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12/09/2017 - 19:47

Lettera che accende un clima già infuocato

Vincenzo Onorato sbatte la porta

Riceviamo e pubblichiamo una lettera accorata dell'armatore di Mascalzone Latino, che racconta la sua versione sui fatti che hanno portato alla clamorosa decisione di ritirare tutte le barche del team dal Mondiale J70. Con più d'una punta polemica sul ruolo del club organizzatore

 

Ecco cosa scrive Vincenzo Onorato in questa lettera arrivata in redazione. Naturalmente saremo lieti di accogliere ogni replica di possibili interessati agli argomenti sollevati, nel consueto spirito costruttivo di questa testata.

SIAMO GIA’ IN COPPA AMERICA? OVVERO PARTITA 
LA RICERCA DEGLI SPONSOR, UN PO’ DI AZZURRO DISCREDITO NON FA MAI MALE
 Porto Cervo (OT), 12 settembre 2017 

Il Mondiale J70 è indiscutibilmente l’evento più bello della stagione velica mondiale. Dopo una lunga discussione in famiglia sono riuscito a convincere mio figlio Achille, che abitualmente regata sui Melges 20, a regatare anche sui J70 per avere l’occasione di divertirci insieme e la sera magari sfotterci un po’, davanti ad un buon bicchiere di vino, doverosamente rosso.

Achille non ha mai fatto regate nella classe J70, ha comprato una barca nuova di pacca, e l’ha mandata presso uno dei cantieri di riferimento per sistemare le imperfezioni presenti sulla chiglia, come previsto dal regolamento di classe (C.8.1.C). La barca così, e ripeto mai messa in acqua prima, si è presentata alla sua prima stazza che, come da accordi tra il venditore e la classe internazionale, sarebbe stata fatta durante i controlli preventivi.

Nel corso dei suddetti accertamenti è stata riscontrata una non conformità della chiglia alla luce della quale lo stazzatore ufficiale ci ha detto che per lui era sufficiente, per passare la stazza, ripresentarsi con una chiglia nuova e conforme. Una volta avuto il benestare dello stazzatore abbiamo acquistato, dal rivenditore italiano, la chiglia di una barca nuova, regolarmente certificata dal costruttore francese.

La barca a quel punto è stata ripresentata alle stazze entro i tempi previsti dal Notice of Race superando tutti i controlli e ottenendo tutti i documenti di stazza, dove non sono state evidenziate prescrizioni. Tutto ciò avveniva, e la stazza della barca veniva superata, domenica 10 settembre alle ore 12.00. Anche la tempistica ha una sua importanza, ma su questo torneremo tra poco.

Il giorno 11 settembre, dopo lo skipper briefing, molto dopo la chiusura delle stazze e la suddivisione delle flotte, la barca di mio figlio risultava nel gruppo Red. il Comitato organizzatore, alle ore 19.00, ha esposto un comunicato con il quale rigettava l’iscrizione di 7 barche su base di un rapporto del Techinical Committee che riportava che le barche interessate avevano modificato la chiglia infrangendo la regola di classe C.8.1.

Questo è quanto accaduto. Per inciso è giusto e sacrosanto che non si possano apportare modifiche alle appendici, ma ci risulta che l’anno scorso al Mondiale di San Francisco è stato concesso ad alcuni partecipanti di lavorare sulle chiglie trovate non conformi, consentendo loro di regatare. Potrei anche aggiungere che i controlli di stazza sono stati giustamente scrupolosi per alcune barche e un po’ meno zelanti con altre, ma come diceva Andreotti “la legge si applica per i nemici e si interpreta per gli amici…”.

Parlavo prima di tempistica ed è a dir poco singolare che il Comitato organizzatore, leggasi lo Yacht Club Costa Smeralda, prenda una decisione così grave comunicandola soltanto poche ore prima della prima regata. Diverse settimane fa lo Yacht Club Costa Smeralda aveva già rifiutato l’iscrizione dell’amico Pietro Manunta di Olbia, uno dei fondatori di Mascalzone Latino, perché successiva al 3 luglio, data limite, anche se era facoltà dello Yacht Club accettarla con una sovrattassa. Un po’ singolare invece il persistere del rifiuto anche quando siamo stati informati da alcuni amici concorrenti che avevano rinunciato a partecipare alla regata lasciando eventualmente il posto a noi.

A questo punto ho presentato una richiesta formale all’organizzazione per farmi sostituire da mio figlio, al timone della mia barca regolarmente accettata. Ho preso questa decisione animato dal desiderio di avvicinare mio figlio Achille ad una classe magnifica a cui non farò mai venire meno il mio modesto supporto logistico nei trasporti. La richiesta è stata respinta dallo Yacht Club Costa Smeralda, leggasi organizzazione, senza addurre alcuna motivazione.

E’ un Campionato Mondiale bellissimo, ma nato male a terra escludendo 7 team competitivi, 5 dei quali avevano regolarizzato le proprie barche (San Francisco docet) ed escludendo anche arbitrariamente altri che avrebbero voluto partecipare: a che serve scrivere nel Notice of Race che si possono accettare iscrizioni dopo la data del 3 luglio pagando 250,00 € in più? Forse perché ci sarebbe stato un terzo Mascalzone Latino in gara? Organizzato pericolosamente male anche a mare, predisponendo ridicolmente un solo campo di regata per 180 concorrenti. Una scelta dettata certamente dal risparmio trattandosi, come ben noto, di uno Yacht Club povero di risorse.

Ciò detto impacchettiamo le barche e ce ne andiamo, anche la mia che potrebbe fare la regata, ma la vela è divertimento, oltre che passione, e ciò che è avvenuto è politica, solo politica e ancora politica. Ho avuto l’onore di essere socio dello Yacht Club Costa Smeralda per qualche decennio e il grande onore di essere insignito del guidone d’oro del Club. Ma quelli erano altri tempi e con altri uomini. Il Club era governato dal mai troppo compianto Commodoro Gianfranco Alberini, Vero Uomo di mare e Vero Comandante.

Ho lasciato il Club quando purtroppo è mancato e sostituito da un commercialista milanese che di mare ha solo il blu del suo blazer in cera lacca che indossa perennemente a mò di guscio di lumaca. Rarissime le sue sortite in mare, ma altrettanto memorabili per chi ha avuto il divertimento di vederlo in azione. Una volta provò a timonare un Farr40 riuscendo magistralmente a mandarlo in straorza ad ogni virata e notate bene ad ogni virata, non ho detto strambata.

Sarebbe divertente se Bonadeo, al fine di alleviare tutto questo clima di tensione e cospirazione, ci sollazzasse mettendosi al timone di un J70. Giovanotto ti presto il mio, è regolarmente iscritto, devi portare solo il blazer! Qui abbiamo comunque buttato un sacco di soldi per non partecipare. La storia continuerà nelle aule dei tribunali civili e sportivi per danni. Gli avvocati ed i commercialisti non esistono forse per questo? Per non far navigare e non per il contrario.

Vincenzo Onorato

 

IN ALTRA PARTE DEL MAGAZINE ULTERIORI NOTIZIE SUL MOBDIALE J70 DI PORTO CERVO

Commenti

Antonio (non verificato)

Da regatante di classi Olimpiche sono agghiacciato alla sola idea che i bulbi possano essere toccati. Che siano stazzati a San Francisco o allo YCCS , poco importa per una classe monotipica. Sono veramente triste per la classe e per chi l'ha tradita.

Sergio CASALI (non verificato)

Dovrei sentire l'altra campana oltre a quella del sig Onorato per farmi un giudizio equilibrato ma leggendo la lettera leggo troppo fiele, anche lo stile del suo attacco frontale non è da yachtman come dovrebbe essere ma piuttosto da scaricatore di porto. Non mi piace, anche se avesse ragione. Si faccia scrivere le sue lamentele da uno dei suoi avvocati.

Enrico ferri (non verificato)

Esempio da manuale di come non rispondere nel merito e buttarla in caciara.

Zucche Mberghe (non verificato)

Io credo che il grande fascino della monotipia stretta sia proprio quello di dare la possibilità di misurare le abilità agonistiche. Ogni tentativo di modificare questa regola va sanzionato. Se per una volta siamo noi italiani a dare esempio di rettitudine, andiamone fieri e lasciamo spazio allo sport.

antonello giovannini (non verificato)

Le motivazioni tecniche dell’esclusione, giuste o sbagliate, qualcuno ce le dovrebbe spiegare ed asseverare, così ci facciamo un'idea. Onorato se la prende con il presidente del Circolo, solo un po’ di colore, vivace e sanguigno, ma non guasta, è lo sport. Roba da educande, rispetto a quello che avviene in altre regate, e ancor di più in altre discipline.

Adriatico Jack (non verificato)

monotipo sul quale devono sistemarsi "...le imperfezioni presenti in chiglia...." Di cosa parliamo ? Se la chiglia è fallata te la cambia il cantiere quando la compri.... o se l'hai sfasciata allora te la cambi a tue spese... Non dovrebbero essere queste le semplici regole di una classe monotipo....sulle quali mi sembra non possano esistere discussioni ???

Marc ITA59 (non verificato)

Io sto con chi si presenta ad una gara, porta per tempo la barca agli stazzatori e corregge per tempo le irregolarità. Ho messo spatolate di stucco e diversi spessori sotto il piede d'albero per sistemare ciò che non andava secondo lo stazzatori (si parla di millimetri e forse meno...) . Sicuramente non sto con chi va al cantiere e chiede una modifica sostanzisle dello scafo per rubare qualche quarto di nodo (es. Accorciamento del muso per avere catenaria e orza) Non so che irregolarità siano state riscontrate alla chiglia di Onorato ma non vedo il problema. Se la chiglia non va e si può sostituire va bene, è vcome una vela o un albero che non va. La squalifica e "cacciata con vergogna" la vedrei solo nel caso che, dopo i controlli, durante le gare, vengano nuovamente trovate anormalità.

Diego (non verificato)

Cito: "l’ha mandata presso uno dei cantieri di riferimento per sistemare le imperfezioni presenti sulla chiglia, come previsto dal regolamento di classe (C.8.1.C)." Cioè: uno dei più grandi cantieri al mondo consegna barche, pagate una cifra rispettabile, sulle quali non è in grado di garantire la qualità di costruzione delle chiglie? Invece di fare una bella class action contro il cantiere si mettono tutti a trafficare sulle chiglie? Ma voi la comprereste un'automobile da mandare in officina prima di poterla usare? Un illustre concittadino di Onorato direbbe: MA MI FACCIA IL PIACERE