Storia | Regata

06/09/2010 - 16:25

FIGLI D'ARTE

Marrai padre e figlio

Francesco Marrai è vice campione del mondo Laser Standard Junior. Papà Antonio ha vinto la Louis Vuitton Cup con Luna Rossa e ha disputato quattro America’s Cup. Ritratto di famiglia in salsa velica


In tempi di scarsità di “figli d’arte” (leggere questo recente blog su Piazza Vela: http://www.saily.it/it/piazzavela/post/qui-la-rochelle-voi-genova), l’ascesa del giovane Francesco Marrai fa notizia. Perché il neo vice campione del mondo Laser Standard Junior, che in tanti anche tra gli avversari coetanei giudicano un talento di sicuro avvenire, è figlio di Antonio, un personaggio più ancora che un velista, il cui curriculum – anche se non sfiora le classi olimpiche – è di quelli che fanno paura.

Papà Antonio Marrai è stato – cominciamo dalla carica più prestigiosa e pesante in termini di risultato storico – il Logistic & Service Manager di PradaAmerica’s Cup, ovvero Luna Rossa nel 1998-2000, gli anni della prima sfida del consorzio di Patrizio Bertelli, quella che valse la Louis Vuitton Cup e la disputa dell’America’s Cup a Auckland. Ancora oggi Antonio – che pur senza fare il genitore pedante comincia a seguire Francesco in qualche trasferta (era a Bracciano al campionato di distretto) – ricorda come nacque il sodalizio con Bertelli. “Era il 1996 quando ho incontrato, per una serie di combinazioni totalmente casuali il signor Patrizio Bertelli, proprietario del marchio Prada. In quell'incontro è successo un qualcosa che mi ha riportato nella Coppa America (Antonio era stato nel team di Azzurra a Freemantle nel 1987, ndr). Non so cosa abbia generato un feeling tra noi due, ma mi è stata accordata immediatamente una fiducia basata su nulla. Ancora oggi quella fiducia accordatami dopo poche ore passate insieme è una delle cose che mi inorgoglisce di più. Si può dire cge l’avventura di Prada in Coppa America sia iniziata con me. Io sono stato il primo membro della Prada America's Cup, e colui che ha iniziato a costruire la struttura su cui poggia l’attività del team.

Quando Luna Rossa vince la Louis Vuitton Cup nell’Hauraki Gulf, il piccolo Francesco ha 8 anni, e naturalmente è presente a Auckland. E inizia anche ad andare sull’Optimist.

Papà Antonio diventa sempre più un uomo di fiducia di Patrizio Bertelli, che segue in innumerevoli progetti e trasferte, compreso il blitz ad Atene, alla premiazione per la medaglia d’oro in Star di Torben Grael, uomo di Luna Rossa, che Bertelli (con Marrai e Francesco De Angelis) decide di andare a salutare volando col proprio jet privato.

Marrai, un passato nel gruppo Agip Petroli con responsabilità in ambito logistico e della produzione (a 20 anni aveva la responsabilità di 10 impianti petroliferi e 10 persone alla raffineria Agip di Livorno: “un'esperienza che mi ha maturato molto sia sotto il profilo umano che professionale”), vanta una lunga esperienza nel mondo della vela: ha partecipato al campionato mondiale 12 metri SI su Freedom (Porto Cervo, 1984), è stato grinder su Azzurra a Freemantle in Australia, per il mondiale nel 1986 e per la Coppa America nel 1987, ha regatato ai mondiali Maxi dal 1989 al 1991. Ha fatto quattro campagne di Coppa America, Azzurra 1987 e tre con Luna Rossa (2000, 2003 e 2007, l’ultima da responsabile Logistica e Cantiere di Luna Rossa Challenge 2007).

Racconta Antonio: “L’esperienza di Azzurra in Australia è stata un altro dei passaggi importanti della mia vita. Deludente come risultato sportivo, ma eccezionale sotto il profilo umano. Viaggiare e conoscere il mondo è sempre stata una delle cose che più mi ha affascinato. Vivere con persone culturalmente ed etnicamente ti porta a cercare di capire, tollerare, aiutare”.

Questo, in parte, è papà Antonio Marrai. Che in privato racconta ricordi e aneddoti memorabili praticamente su tutti i grandi nomi della vela moderna, visto che ci ha navigato insieme almeno una volta: da Paul Cayard a Torben Grael, da John Bertrand a Lorenzo Bressani, da Mauro Pelaschier e Francesco De Angelis, lui può permettersi di dare i voti.

Su Francesco però Antonio si impone di restare distaccato (almeno a parole): “Per me quello che conta di più è che mio figlio non smetta di divertirsi, e di credere in quello che fa. Se vince sono felice, ma lo sono ancora di più se è sereno, se sente i valori dello sport, il rispetto delle regole.”

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