Articolo | BarcheIndustria

10/01/2012

Industria nautica

Marchio Ferretti
Venduto ai cinesi

 Uno dei marchi più forti e simbolici dell'industria nautica made in Italy cede la maggioranza al gruppo Shandong Heavy Industry Weichai, per 374 milioni di euro. Sede e produzione restano in Italia
 
Una notizia da interpretare in vari modi, che fotografa la difficile realtà dell'industria nautica italiana e riguarda uno dei suoi marchi di riferimento, anche simbolico, non a caso il primo a essere quotato in borsa. Ferretti cede il pacchetto di maggioranza al gruppo cinese Shandong Heavy Industry Weichai. Il prezzo ricavato dai creditori per il 75% del marchio è di 178 milioni di euro di equity investment, più 196 milioni di finanziamento del debito. Anche Royal Bank of Scotland e Strategic Value Partners acquisiscono il 12,5% del marchio nautico italiano con una iniezione di 25 milioni di euro. Il capitale della Ferretti sarà ristrutturato con una riduzione del debito a circa 120 milioni di euro.
 
Secondo Tan Xuguang, presidente di Shandong Heavy Industry Weichai, l'accordo richiederà ancora da 3 a 6 mesi per essere completato: "Sviluppare lo yacht business è uno degli obiettivi strategici del gruppo per i prossimi 5 anni. Con l'acquisizione, intendiamo collaborare al massimo con un marchio altamente rinomato nel mondo, assicurando a Ferretti nuovi mercati e supporto finanziario". Ferretti, che ha venduto lo scorso anno 17 scafi dei suoi 8 brand in Cina, potrebbe essere quotata alla borsa di Hong Kong entro 4-5 anni.
 
Soddisfazione è stata espressa anche dal fondatore storico del gruppo, Norberto Ferretti: "Siamo convinti che questa partnership porterà a risultati eccellenti e darà al Gruppo Ferretti una base finanziaria forte per garantire lo sviluppo dei piani di crescita a lungo termine. Inoltre la Cina è il paese che sta crescendo più rapidamente nel settore dello yachting, con un potenziale enorme nei prossimi 5-10 anni."
 
Shandong Heavy Industry Weichai è la quinta impresa manifatturiera in Cina e produce bulldozer e altre componenti per l'agricoltura, con 40mila dipendenti. E' basata nella provincia di Shandong (che ospita tra l'altro la grande città di Qingdao, che ha ospitato le Olimpiadi della vela di Pechino 2008 e una tappa della Volvo Ocean Race).
 
Ferretti impiega attualmente 2000 persone, ha tra i marchi controllati Riva, Pershing, Mochi Craft, CRN e Custom Line, ed era già passato da una ristrutturazione del debito nel 2009, quando un gruppo di 100 creditori aveva concordato di convertire 1.2 miliardi di euro di crediti in equity, evitando il fallimento.

Commenti

mrbean 03 Apr 2012 10:49

Dal portale Indymedia https://london.indymedia.org/articles/11990 http://piemonte.indymedia.org/article/14642 I Cinesi si pappano anche Ferretti Yachts Il Premier Mario Monti in questi giorni in Cina: “vi prego Investite in Italia”. Ed il più prestigioso marchio di Yacht di lusso italiano passa ai figli di Mao Tse Tung. Con Monti la CINA … è più viCINA. Dell’Italia, i cinesi hanno copiato un po’ di tutto. Dalle vasche idromassaggio della Iacuzzi alle manifatture griffate dei più famosi stilisti italiani (Gucci, Prada, Dolce & Gabbana, Fendi, Versace, Ferragamo, Bulgari, etc etc ). E’ risaputo che questi “onolevoli investitoli” adorano visitare le città d’arte (nonchè fare shopping negli outlet italiani). Per poterlo fare più comodamente senza muoversi da casa loro, hanno pensato bene di fare copia & incolla persino di interi paesaggi. Ad un tiro di schioppo da Shanghai hanno riprodotto fedelmente, in scala, il Canal Grande di Venezia (dalle case alle gondole) replicando pure la baia di Portofino ed il Colosseo. I maestri del plagio hanno riprodotto fedelmente addirittura le cittadelle dello shopping italiano (Florentia Village ad esempio è una fotocopia perfetta del Serravalle Outlet Village). Gli manca il Parmigiano Reggiano ed il Pesto alla Genovese (che copiano già egregiamente) e fanno l’ein plein. Considerate inoltre che Bank of China (nonché altre grandi istituzioni finanziarie cinesi e fondi sovrani) stanno rastrellando avidamente quantità industriali di titoli di Stato del nostro debito pubblico (si calcola che il gigante asiatico abbia in mano almeno un bel 10% dei bond dei paesi di tutta l’area Euro). Non è molto rassicurante per le nostre imprese e le nostre banche. Chissà se è questo il giochetto che i finanzieri con gli occhi a mandorla avevano in mente quando pensavano allo “Shanghai in Italia” (è quel giochino un pò crudele che consiste nel prendere le ossette delle nostre migliori imprese nazionali le spezzettano in 1000 pezzi e ci giocano … appunto lo Shanghai). Si calcola che tra non molto i cinesi saranno così tanti (e così potenti) che potranno tranquillamente fondare il loro partito (P.C.I. – Partito Cinese Italiano) prendendo così il controllo - oltre che dell’economia - anche della politica italiana. Ma i magheggi non finiscono quì. Sti cinesi si son messi in testa un’idea meravigliosa. Si son detti: “perché fermarci al clone e non comprarci pure l’ originale? Visto che come paese siamo sulla via del fallimento e con la merda fino al collo (scusate la classe) in Italia hanno cominciato ad arraffare di tutto: alberghi, ristoranti, fabbriche, interi distretti produttivi (come quello del tessile). E si stanno comprando tutti pezzi raffinati dell’industria, mica schifezze. Uno degli imprenditori cinesi più intraprendenti ad esempio, tal Mr. Tan Xuguang, Presidente di SHIG Shandon Heavy Industry Group – Weichai Group Holding (una Multinazionale controllata dalla Repubblica Popolare Cinese) data la sua passione per jet, yacht e auto di lusso ha pensato bene di comprarsi in italia un bel giocattolino. Dal momento ch’era alla ricerca della perfezione s’è portato a casa nientepocodimeno che il controllo del Gruppo Ferretti Spa, il più prestigioso produttore italiano di yacht di lusso (Carlo Riva diceva: “se i miei motoscafi non erano perfetti li rompevo personalmente a martellate”). Ferretti è il leader mondiale nella progettazione, costruzione e commercializzazione di yacht, con un portafoglio unico di prestigiosi marchi tra i più esclusivi della nautica: Ferretti Yachts, Pershing, Ferretti Custom Line, Riva, Mochi Craft, Itama, AMA, Bertram, CRN. Sti qui venuti da Pechino si son pappati proprio tutto il Gruppo Ferretti sborsando solo 374 milioni di euro (e pensate che con questa operazione hanno investito solo i loro spiccioli). Purtroppo era il prezzo da pagare per non dover portare i libri contabili in tribunale. Un secolo di storia della nautica di lusso su cui ora sventola bandiera rossa. Un vero colpo di grazia per il Made Italy. Lo smacco è che hanno anche preso due piccioni con una fava. Ben due business in un colpo solo. Si perché con l’acquisizione di Ferretti Yacht hanno scippato pure l’esclusiva incontrastata del RINA-Registro Italiano Navale, che da sempre certifica tutte le imbarcazioni del Gruppo Ferretti. Con il nuovo management con occhi a mandorla c’è da scommettere che le certificazioni di tutti i natanti Ferretti sarà (ovviamente) sottratta al RINA e dirottata a CCS - China Classification Society, la società di certificazione cinese. Ma state sereni. L’Ing. Ugo Salerno ha già previsto tutto ed ha preso per tempo le opportune contromisure. Pochi giorni infatti, è volato a Beijing per siglare - con una certa discrezione - un importante accordo di cooperazione. Indovinate con chi? Esatto, proprio con CCS - China Classification Society, il Registro di classificazione navale cinese, che come il RINA è membro di IACS-International Association of Classification Societies (v. documento allegato pdf e qui riprodotto “Rina – CCS: Dual Class Agreement”). Se date un’occhiata al “Piano Industriale e Finanziario 2012-2015 Gruppo Ferretti e Ferretti Spa” (anche questo qui allegato e riprodotto pdf) vi renderete subito conto della tragica situazione patrimoniale in cui versa la società. Fatturati netti in forte calo su tutti i fronti e per tutti i marchi, debiti in sensibile ascesa (oltre un miliardo di euro di cui 690 milioni di euro solo con Royal Bank of Scotland), un feroce piano di ristrutturazione dell’indebitamento e di negoziazione con i creditori, un patrimonio netto ampiamente negativo - al 31 ottobre 2011 - per circa 331 milioni di euro (v. Doc. “Dichiarazione ex Art. 182 Bis comma 6 l.f. Ferretti Spa” del revisore contabile Dott. Giovanni La Croce qui allegato pdf e riprodotto). Comunque i consulenti La Croce e Marco Giulio Sabatini unitamente agli advisor finanziari e legali (HSBC Bank, Studio D’Urso, Studio Bianchi & Gatti, Linklaters team e Studio Legale Maffei Alberti) stanno facendo un’ottimo lavoro. Se tutto procede bene, ad ottobre 2012, per il prossimo Salone Nautico Internazionale di Genova probabilmente potremo vedere già, i primi mitici panfili superlusso della Ferretti con la bella la scritta “Ferretti Yacht - Made in China”. Però, dirà qualcuno di voi, se andiamo avanti di questo passo a noi non ci resterà più niente. Che faremo? Pur non scartatndo l’idea (visto che son tanti) di andare a vendere riso ai cinesi, che si potrebbe fare? Visto che l’Italia salà quasi tutta cinese, potlemo semple andale in Cina e copiale i plodotti occidentali che i cinesi hanno complato da noi. E poi livendele tutto a costi lidicoli in Italia. Attenzione… che la CINA … è s’avviCINA. .-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Doc. Pdf. all: “Studio_La_Croce_Ferretti_2012” Doc. Pdf. all: “Ferretti_Piano_Industriale_2012-2015” Doc. Pdf. all: “Rina_CCS_Dual_Class_Agreement” .-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.

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