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17/08/2017 - 16:28

Dai banchi di scuola alla scuola vela e oltre: cosa funziona e cosa no

Inchiesta Vela Giovanile-2: Zone

La seconda parte dell'inchiesta di Saily sulla vela giovanile sposta il termometro sul territorio, lungo le coste di mari e laghi, nei bacini delle città. Per approfondire lo stato di salute di un settore decisivo per il futuro di questo sport (e non solo sport), abbiamo invitato a rispondere a un pacchetto di domande i presidenti dei Comitati di Zona FIV. VelaScuola, formazione Istruttori, andamento delle scuole vela, percentuali di fidelizzazione, rapporti con le famiglie. Non sono tutte rose e fiori, ma si lavora...

 

Seconda parte: parlano i presidenti di Zona, coloro che hanno il polso delle coste e delle città, dei circoli e delle scuole, delle singole realtà di ogni dimensione che formano il tessuto dell'organizzazione velica, e che sono la prima porta di ingresso per tanti giovani e giovanissimi ogni anno.

1) L'andamento del progetto VelaScuola nella vostra Zona nell'ultimo anno.

Numericamente, il progetto VelaScuola in linea generale procede con trend stabile o in leggera crescita. Giuseppe D'Amico (IV Zona, Lazio) evidenzia un "particolare coinvolgimento per la fascia di età dei cadetti dimostrando un buon grado di apprezzamento da parte degli istituti scolastici di I grado". Fabio Mazzoni (XV Zona, Lombardia), sottolinea invece difficoltà del progetto a penetrare davvero nelle scuole: "O si incontrano professori appassionati di vela, il che è alquanto difficile in regioni non marine come le nostre, o è molto faticoso riuscire ad attivare il progetto. Ci riescono di solito con maggiore efficacia i circoli che hanno un’estrazione 'commerciale' e magari organizzano le settimane azzurre, ma i ritorni misurabili in tesseramenti Velascuola convertiti, per gli anni successivi, in Scuola Vela o ordinari sono molto modesti. In ogni caso il numero di progetti e di relativi tesserati è in costante aumento, soprattutto nella fascia Juniores, mentre c’è un leggero calo tra i cadetti."

Positivo anche Andrea Leonardi (II Zona, Toscana Umbria e La Spezia), per il quale: "c'è stato da subito l’interesse degli istituti scolastici, specialmente quelli delle scuole primarie che già da un po’ di anni affrontano temi di sviluppo motorio in ambienti outdoor. il bilancio è positivo, tutti gli anni in una premiazione apposita diamo unriconoscimento ai circoli che lo attuano e il numero è cresciuto soprattutto dopo che abbiamo formato i dirigenti sportivi ad interloquire con i presidii scolastici che, se non stimolati e motivati, rischiano di preferire altri sport dimostrativi".

Non manca chi, come Vincenzo Graciotti (X Zona, Marche), mette in luce "una percentuale bassissima di continuazioni, dopo Velascuola verso le scuole FIV (meno dell'1%)", dato confermato anche a livello nazionale, e che deve indurre a qualche riflessione.

Insomma il progetto va avanti, e non è da rottamare, come dimostrato dai numeri. Per i circoli e le scuole vela l'occasione è doppia: far conoscere l'attività velica del territorio, e fare autofinanziamento per la promozione. Tuttavia, qualche criticità nell’interagire con la dirigenza scolastica per la sensibilizzazione alla realizzazione di attività Vela esiste. E spesso le istituzioni o i singoli responsabili scolastici non hanno gli strumenti per distinguere bene tra proposta della Federazione e dei suoi circoli, e altre proposte di generici campi scuola o turismo studentesco, col risultato che la FIV si trova almeno in linea teorica in concorrenza su un mercato al quale di fatto è estranea. VelaScuola FIV è una operazione CONI-MIUR, non è offerta turistica. Il messaggio deve arrivare a chi di dovere.

Last but not least, tra gli elementi critici di VelaScuola, c'è la scarsa percentuale di chi continua in scuole vela normali, ulteriore e definitiva dimostrazione che il progetto è maturo per una revisione, non a caso in FIV si sta lavorando a un VelaScuola 2.0.

2) Come sta andando la stagione delle Scuole Vela FIV in Zona.

Anche per le Scuole Vela il trend generale è stabile o in leggera crescita. C'è chi conta dati in sostanziale pareggio (IV Zona), chi vede il merito della crescita ai Cadetti e Juniores, ma sottolinea il calo degli adulti (XV), ma c'è chi annuncia un trend molto positivo, è il caso della II Zona: “La promozione invernale (non solo nelle scuole) ha legato la parola vela a uno sport possibile. La scuola vela estiva è aiutata dal clima, ma la stagione di scuola vela si sta estendendo anche in altri mesi..."

I numeri sostanzialmente stabili dimostrano che per il momento non c'è stato l'effetto traino della Coppa America (del resto lontana e senza italiani). E sullo sviluppo esercita un freno una certa "confusione" dello sport velico nelle sue manifestazioni pratiche: l'offerta è ampia: dai giovani alle derive acrobatiche, alle tavole, al Kite, alle Olimpiadi, all'altura, all'oceano..., ma si sconta una fase di evoluzione tecnologica veloce che rischia di creare imbarazzi in chi deve scegliere uno sport. E spesso le novità tecniche come il Kite, e ancora di più l'esplosione del Foiling, trovano le scuole vela abbastanza impreparate.

La necessità della crescita sistematica e di un ammodernamento del settore si scontra con la mancanza delle risorse che servirebbero per gli investimenti necessari.

3) Come funziona il percorso di formazione degli Istruttori FIV?

Quantitativamente, la formazione sembra riscuotere un crescente interesse, soprattutto nei giovani (in alcune zone si deve fare una selezione per l'ingresso ai corsi). Dunque i numeri segnano bel tempo. E avere più Istruttori federali è fondamentale per lo sviluppo, lo sanno bene gli operatori delle scuole vela. Tuttavia dalle Zone si constata che a livello qualitativo la formazione può e deve essere migliorata. In particolare c'è una crescente richiesta di percorsi formativi mirati alla Scuola Vela per il I Livello. Adriano Filippi (XIII) ricorda che "Non è ancora attuata la Normativa che prevede la formazione di Istruttori specifici per il progetto VelaScuola"

In ambito formazione poi emerge qualche criticità, a partire dalla mancanza di una figura professionale riconosciuta giuridicamente. Per Vincenzo Graciotti (X): “Ci vogliono più professionisti dell’insegnamento. Facciamoci una domanda: quanti istruttori di vela si pagano e mantengono famiglia con mutuo della casa? Pochissimi. Questo contribuisce a rendere il nostro sport marginale...”

Secondo Manlio De Boni (direttore giovabile della XI Zona): "Si soffre di un gap generazionale dovuto alla poca attività di alcuni circoli. Qualitativamente potremmo migliorare soprattutto le fasi di tutoraggio (II modulo) che spesso viene vista solo come una possibilità di impiego e non come un vero periodo di apprendimento. Capita che al III modulo qualcuno sia bocciato proprio per questo."

Interessante anche l'analisi di Fabio Mazzoni (XV): "La quantità di allievi istruttori non è proprio abbondante, ma rispetto al recente passato si sta riuscendo a formare più istruttori per le discipline Yacht e Monotipi, Tavole e Kite, benchè la relativa attività sia praticata sui laghi (soprattutto per Tavole e Kite) quasi tutta al di fuori della federazione. La qualità è complessivamente in crescita e ha giovato in tal senso poter svolgere il primo modulo con approccio multidisciplinare, con alcuni insegnamenti comuni ed altri specifici. Questo ha favorito un maggiore confronto e reciproco interesse alla conoscenza dei rispettivi ambiti."

Tra dubbiosi, evoluzionisti e soddisfatti (più di tutti la II Zona con Leonardi, che ritiene "la preparazione dei nostri istruttori decisamente elevata ed attenta"), i presidenti di Zona, il cui coordinatore come conferenza territoriale è l'ex consigliere federale Domenico Guidotti, oggi presidente della IX Zona, somigliano a un gruppo di manager impegnati in uno scenario di grande competizione (con gli altri sport) e di grandi cambiamenti (interni). Un percorso capace di formare gli insegnanti migliori per la vela del futuro è davvero un punto chiave. Di sicuro si può dire che nessuno tra gli attori italiani, affronta il tema con l'attenzione e il grado di approfondimento della Federvela, pur con tutti i suoi limiti.

E su tutto emerge il tema, annoso, della creazione di una figura professionale del maestro di vela, come nel Golf, nello Sci, nel Tennis... Qualcuno giustamente mette il dito nella piaga: "La pensione deve essere un obiettivo per il mestiere di Istruttore di vela! Abbiamo istruttori appassionati, bravissimi che hanno portato giovani a vincere titoli mondiali, ma a 52 anni non avranno una pensione da questo lavoro..."

Tema decisamente interessante. L'universo degli Istruttori e dei Coach sarà al centro della terza puntata di questa inchiesta.

4) In generale la Vela, rispetto ad altri sport, nella vostra Zona si può dire in crescita, per visibilità, per riconoscibilità, per offerta complessiva, per risultati?

Le risposte restituiscono un trend stabile o crescita, con una presenza più rilevante nel confronto e nella relazione con le istituzioni sportive e non (regioni, CONI, MIUR). Il presidente della II Zona Leonardi pone l’accento sul lavoro fatto per rendere la Vela uno sport accessibile a tutti, la Vela non sarà mai come il calcio o altri sport popolari, ma in questi anni molto è stato fatto per “la crescita della consapevolezza, nel pubblico o nei genitori, che la vela sia ora uno sport accessibile”.

E anche se la vela "resta uno sport di nicchia, difficile in tempi brevi modificare questa situazione" (Collina, XI), va sfruttata la "ricaduta nella comunicazione istituzionale, per la presenza nei tavoli di discussione e presenza nelle occasioni di promozione sportiva" (D'Amico. IV).

Parlando di comunicazione, molto positivo l'esperimento della X Zona, che ha lavorato per avvicinare il mondo dei media al nostro sport e ai suoi giovani protagonisti, con appositi eventi e con ottimi riscontri.

5) Feedback e grado di soddisfazione delle famiglie i cui figli hanno frequentato una scuola vela FIV.

L’aspetto più evidente nelle risposte è proprio la mancanza di feedback in tal senso. Il presidente della II Zona Adriano Filippi ha colto la domanda come spunto per promuovere e approfondire l’argomento: “Ottima domanda la riproporrò ai Direttori Sportivi a fine estate, personalmente non ho feedback in merito.

Interessante la risposta del presidente della II Zona Lombardi che pone l’accento sull’importanza del lavoro svolto e da svolgere nel modificare la percezione dello sport Vela nelle famiglie e nelle scuole. "I genitori sono contenti di vedere nei figli una assodata padronanza ambientale e una crescita palese della manualità. Ma non te lo dicono subito, prima ti dicono che i bambini si sono divertiti e i segnali di apprezzamento vanno interpretati. Aspetti critici? Tra gli aspetti positivi c’è il recepimento delle informazioni date dalla scuola e dalla comunicazione generale della sport: meno palestre e ambienti chiusi, più sport all’aperto. Gli adulti hanno già iniziato questo percorso e va da sé che anche i loro figli si stanno spostando in questa direzione. purtroppo non c’è solo la vela…"

Dalla Toscana arriva anche questa storia. I bambini di una squadra di un circolo della zona, hanno chiesto al loro istruttore di accompagnarli ad assistere all’orale dell’esame di terza media di un loro compagno perché - come progetto - avrebbe portato ‘il suo Optimist’. E successo meno di un mese fa. Cosa ci dice? Che il bilancio esperenziale della vela è ampiamente positivo, è visibile, ma bisogna uscire dalla logica del paragone; lo Sci si fa in montagna, la Vela al mare, il Basket in palestra... Gli altri sport hanno orari e programmi più definiti - e questo è assodato - le partitelle di calcio o di rugby dei bambini durano meno di un pomeriggio, una regata può arrivare a un giorno intero, al netto del carico e scarico della barca (spesso dal portapacchi del papà). Non è uno sport facile, ma forse si può riuscire a trasformare le problematiche logistiche in valori e unicità.

In definitiva: salvo casi sporadici manca, e va introdotta sistematicamente, la misurazione della soddisfazione delle famiglie e dei ragazzi dopo la partecipazione a un corso di vela. Basta approntare strumenti non complicati, un breve e semplice questionario, e metterli a disposizione delle scuole. Se si vuol crescere professionalmente e nell'offerta del "prodotto" si deve migliorare la "customer care".

6) Ci sono state segnalazioni o casi di problemi nel rapporto tra bambini e Istruttori, o casi di comportamenti non corretti da parte di Istruttori?

Qui la risposta è stata unanime: un unico grande "no". I presidenti di Zona che hanno partecipato (l'80% del totale) non hanno repertorio storico di situazioni critiche in tal senso. In particolare non esistono casistiche di problematiche legate ai comportamenti degli Istruttori FIV. Se a sciorinare questi dati sono i responsabili del territorio dove si svolge l'attività, ovvero coloro che hanno il polso della situazione sotto controllo, c'è di che essere soddisfatti. Senza abbassare la guardia.

7) Dopo la scuola vela, quanti continuano con l’attività agonistica nel circolo?

Trend stabile, in qualche caso in diminuzione. E poichè questo è il differeziale decisivo nel mantenere la pressione sanguigna della vela a livelli stabili, si deve lavorare per aumentare le percentuali. Il coordinatore dei presidenti di Zona Domenico Guidotti, prova a riassumere la situazione: "Negli anni scorsi avevamo assistito a un calo vertigionso, ma ultimamente l'indicatore è tornato in crescita". Da alcune risposte è emerso che anche su questo tema manca una raccolta sistemica di dati statistici, e alcune zone autonomamente stanno iniziando una mappatura delle scuole vela per monitorare il fenomeno.

8) La situazione delle squadre agonistiche giovanili dei circoli in Zona: numeri e Classi.

Il dato più rilevante delle risposte è che l’attività agonistica è concentrata in pochi circoli di una certa importanza, che possono permettersi l’agonistica, mettendo a disposizione anche le barche del Circolo. La lettura di questo dato fa considerare che una fenomenale leva per la crescita può attivarsi rinforzando la media dei circoli. Un tema non certo indifferente, ma almeno una consapevolezza dalla quale partire. La strada sarà lunga ma la direzione è chiara.

Interessante l'osservazione delle Classi nelle quali è più sviluppata l'attività giovanile di base. A quelle di sempre, come Optimist, 420, Laser 4.7 e Radial (il Laser Standard è segnalato da più Zone in calo, ed è un allarme da considerare), si aggiungono O'Pen Bic e RSFeva in netta crescita. Pur se diffuso in zone e circoli storicamente individuati, il Techno 293 resta la tavola giovanile di riferimento. Più in generale resta una certa sproporzione tra singoli (molti) e doppi (pochissimi), mentre resta limitata a pochi circoli l'esperienza della 555FIV come barca scuola e per regate giovanili "in equipaggio", che pure ha avuto un ciclo vitale lungo e risultati incoraggianti. Sporadici 29er e catamarani, ormai in via di estinzione il Tyka, si affaccia l'Hobie Dragoon. Si sta avviando l'attività giovanile Kite. E si comincia a parlare di foiling anche per i più giovani, con l'apparizione dei primi prodotti in tal senso.

9) La proporzione tra Istruttori e ragazzi delle squadre è corretta, c’è un numero adeguato di Istruttori/allenatori di adeguato livello per seguire l’attività agonistica giovanile nel corso dell’anno?

In coro hanno risposto tutti “si”, anche se Fabio Mazzoni (XV) evidenzia che non tutti i Circoli possono organizzare e promuove un’attività agonistica “... il problema è rappresentato dai circoli che non hanno la possibilità di sostenere l’investimento economico che l’attività richiede, tra allenatore, mezzi e trasferte.”

Come nella precedente domanda l’agonistica richiede sforzi logistici, organizzativi ed economici che i piccoli Circoli non possono permettersi. I genitori che investono nello sport Vela richiedono standard qualitativi alti e rispondere a questi standard non è sempre facile. D’Amico (IV): “I genitori sono i primi sponsor del nostro sport e in quanto tali richiedono qualità a fronte dell’impegno economico. I circoli che hanno tradizione organizzativa di squadre agonistiche si mantengono su livelli medio-alti con feedback positivi. Alcuni circoli si stanno affacciando ora alla gestione di squadre agonistiche giovanili e in questi casi i genitori sono coinvolti in prima persona nell’organizzazione.” Si denota anche qui una tendenza a professionalizzare l'offerta e a renderla sempre più simile a un prodotto dedicato a un mercato.

10) Ci sono problemi legati alla presenza o invadenza delle famiglie nel merito dell’attività agonistica giovanile in qualche circolo?

Su questo vi anticipiamo risposte assai più dettagliate e salate da parte degli Istruttori nella prossima puntata. Ma i presidenti di Zona fanno osservazioni più generali. Molti rimarcano come la presenza dei genitori sia spesso una caratteristica dell'attività agonistica in tutti gli sport non solo nella vela, e come tale da non condannare. Si ricordano i casi di tanti campioni che hanno avuto un genitore come allenatore o come mentore. E' una vicenda anche culturale che ha parecchi risvolti. Di fatto il territorio cerca di convivere in modo costruttivo con il ruolo decisivo delle famiglie dei giovani atleti.

Spesso per ovviare alle necessità logistiche ed economiche dell’attività agonistica, i genitori vengono coinvolti nella organizzazione stessa delle trasferte ed è qui che il genitore spesso “varca il confine” e assume di pretesa il ruolo di allenatore/dirigente, senza averne le specifiche competenze e conoscenze e creando una confusione di ruoli potenzialmente pericolosa.

Vincenzo Graciotti (X): “Si diceva che gli spartani vincevano le guerre perchè i genitori li lasciavano andare presto... Il fenomeno c’è, come in tutti gli sport, calcio in testa... ma il calcio è professionistico, la vela dilettantistica, il fenomeno più deleterio è quando qualche genitore da accompagnatore si trasforma in dirigente del club, diventano figure inserite nelle maglie, dirigenti senza preparazione che fanno disastri... Purtroppo abbiamo tanti esempi...”

UNA INCHIESTA DI TUTTI - Qualcuno ha commentato che la prima puntata di questa inchiesta era troppo "positiva". Noi crediamo che raccogliere dati e pareri di chi vive un settore da dentro sia il modo per conoscerlo al meglio. Se dal Consiglio Federale (al centro della prima puntata) sono arrivate considerazioni ottimistiche, dalle Zone in questa seconda parte, si sono affacciati chiaramente alcuni difetti del sistema, e le aree dove è necessario intervenire per crescere. Nonchè tematiche che, anche da sole, meriterebbero approfondimenti separati, come l'ultimo sul ruolo delle famiglie. Non ci tireremo indietro. 

Intanto, in attesa della terza puntata, che vi anticipiamo conterrà ulteriori elementi "forti", invitiamo tutti a partecipare al dibattito inviando commenti e idee all'articolo con l'apposita funzione in basso su questa pagina.

(Ha collaborato Angela Rodi)

Fine seconda puntata/segue - La terza puntata riguarderà gli Istruttori federali e i Coach.

QUI IL LINK ALLA PRIMA PUNTATA

Commenti

Giulia Calusa (non verificato)

Ottimo articolo. Si parla finalmente del maestro di vela e del rapporto con le famiglie. Un vero lavoro h24 che coinvolge l'allenatore di vela come la maestra di scuola. Sara' che sento questo argomento di massimo interesse avendo una media di 200 alunni per le attivita' motorie e sportive in palestra nella mia scuola primaria dove insegno a Trieste e altri 100 nelle scuole vele estive oltre ai miei 8 atleti di optimist tutto Triestenella Societa' triestina Sport del Mare (STSM)...ma l'argomento ahime' ha tutta una serie di casistiche relative a fatti e accadimenti in itinere da non poter essere ridotta in poche parole come non sarebbe possibile catalogare il genere umano. Passano talmente tante persone e accadono tanti fatti in un anno che per l'allenatore e maestra non resta altro che metterci di continuo solo che la propria testa sperando di operare sempre nel giusto. Non sempre va bene ma fa parte del gioco. La grande passione per lo sport e le regole di vita che insegna ... Aiutano! Rispetto prima di tutto! Un saluto.e sempre a gonfie vele a tutti gli appassionati dello sport della vela. By Giulia Calusa

Romano Less (non verificato)

Caro Fabio, i complimenti per la puntuale inchiesta sono d'obbligo, pochi hanno la tua attenzione e conoscenza dell'ambiente, ma soprattutto ne parlano nei particolari. Peccato che si rimanga un po' nella nicchia (o riserva indiana?): per la maggioranza dei nostri concittadini ciò che attiene al mare - ombrellone escluso- è da ricchi, è pericoloso, è scomodo e faticoso. La vela poi è ancora vista come roba da vichinghi o corsari, o da plutocrati vip. Non sanno che un laser costa come una bicicletta... Qualcuno ha richiamato la posizione professionale degli istruttori, su cui posso dire che se fosse stata remunerativa anche un po' meno di quella di un maestro di sci o di tennis non avrei fatto altri mestieri. Purtroppo la gratificazione tutta morale di vedere i bambini acquisire la padronanza di una barchetta non basta per chi "tiene famiglia", e questo mi pare un punto chiave dello sviluppo giovanile. Velascuola nei lontani anni '70 l'abbiamo fatto motu proprio con qualche collega insegnante e con mezzi del tutto privati, ma la risposta non è stata diversa da quello che emerge sopra. Il fatto è che gli spazi logistici -tranne per rari gloriosi circoli centenari- sono pochi, sempre contesi da altri interessi e certe vecchie norme a favore delle entità sportive sembrano dimenticate sui demani. Ma questo è un vecchio sempre attuale problema che non tocca solo le scuole vela. Buon vento a tutti.