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Storia | Regata > Altura

03/06/2018 - 09:58

Riflessioni da Facebook

Federico Cuciuc:
solitari e sonno

Il minista Federico Cuciuc dopo le ultime due solitarie fa il punto sul sonno con questo post su Facebook. Nuovo timer per la sveglia a 12 minuti: vi sembra poco? Considerazioni interessanti

 

Per le solitarie ho sperimentato un nuovo tempo per il timer della sveglia: 12 minuti. Sembra poco... Ma in regata mi addormento molto velocemente, in pochi secondi e ho scoperto che per me va bene. Spesso mi sveglio alcuni secondi prima della "bomba acustica", e riesco comunque sempre a coglierne l'inizio. Molto utili sono i timer che contano anche dallo zero in poi. Almeno un ciclo ogni ora, solo la notte. Ci ho messo anni a trovare questo ritmo. È ottimo per quanto riguarda la sicurezza, soprattutto per la gestione della gara.

Per avere il migliore rendimento è imperativo arrivare alla corsa preparati. Devo essere molto in forma e riposato. I tre giorni della vigilia sono, almeno per me, decisivi.

Ogni barca ha le sue caratteristiche, punti di forza e capricci che influiscono anche sulla gestione del sonno e più in generale sulle energie e risorse dello skipper. Il prototipo di bolina è molto sensibile agli angoli di sbandamento. Specie Eva Luna che non ha spigolo e pochissimo volume avanti. È come andare in 470... Quindi alla minima oscillazione di intensità del vento è necessario intervenire altrimenti la canard inizia lavorare con l'angolo sbagliato e la barca scade tantissimo sottovento.

Per questo motivo, anche se c'è lo spazio per sdraiarsi (facevo lo stesso anche su 556), dormo più o meno seduto, un po' scomodo, abbastanza in bilico tra il tambuccio e la chiglia in modo da scivolare sottovento alla minima variazione di assetto.

Alle andature portanti, nelle solitarie molto lunghe, o di bolina se sono proprio esausto, pur lasciando il timer a 12 minuti, posso dare una occhiata veloce ai numeri, COG, TWS e velocità, magari la traccia del GPS, riavviare il timer e riaddormentarmi quasi all'istante se tutto è in ordine. 5x12, lo chiamerei così, è molto efficiente, ma non è un ritmo sostenibile a lungo.

Dopo ogni ciclo di sonno breve, ma profondo, ho sperimentato diversi tipi di risveglio:

1 Ordinario: Sento "partire" il suono della sveglia. Sono immediatamente consapevole che non ho dormito più del previsto.

2 Semi-panico: Apro gli occhi e non sento suonare la sveglia. Allora guardo subito il display luminoso. Se è in corso il conto alla rovescia ok. Passo allo stato 1. Altrimenti, se mi accorgo che la sveglia non era in funzione... Scatta lo stato "5": panico.

3 Confusionale: Apro gli occhi senza udire il suono della sveglia, come nel 2, ma: "Dove diavolo sono, e perché?" Cioè, non latitudine/longitudine. Proprio "cosa ci faccio su questa barca?". Dura lunghissimi secondi durante i quali osservo lucine e contorni con alieno stupore.

4 Sogno romantico/sentimentale: Nooo!!! Seguito spesso da capitombolo sottovento con straorza - grande classico nelle lunghe transoceaniche.

5 Panico: Apro gli occhi, guardo il display e comprendo di non aver attivato il timer. Ergo non so da quanto tempo sto dormendo. Il cuore salta nel petto. Guardo i numeri del vento, COG e scorro con il tasto page cercando l'ora sul GPS, mentre allungo il collo fuori dalla tuga, cercando convulsamente di fare tutto assieme. Quanto ho dormito? Quante posizioni avrò perso? (non "se", "quante")

All'inizio usavo tempi più lunghi e avevo davvero poca resistenza al sonno. Dormivo di più. Inoltre non avevo ancora trovato una sveglia con un suono davvero efficacie.

Il rischio nelle ore notturne è sempre quello di sedersi e addormentarsi prima di aver attivato il timer. Per questo motivo ora lo attivo sempre la notte, anche se mi siedo in cabina solo per fare il punto nave o una analisi tattica, o addirittura dalla coperta. Ma il rischio c'è sempre.

Una volta sono finito così in spiaggia.

Prima di dire che non può a capitarvi fate una decina di solitarie e migliaia di miglia di allenamenti e trasferimenti in solitario... ci andrete almeno molto vicino, oppure capita una volta o spero mai. Altrimenti benvenuti tra i beach boys, un club con esponenti anche illustri.

Un'altra volta, anni fa, mi sono svegliato perché sentivo un rumore diverso. Un diverso passaggio sull'onda. Cioè non c'era più il passaggio sull'onda. Il tempo di fare uno più uno ed ero già schizzato in coperta con il cuore in gola. Appena in tempo per virare. La barca correva quasi a sei nodi di bolina dritta verso la costa. La rotazione del vento mi aveva portato dentro una baia. Ho virato a forse 100 metri dalla spiaggia.

La presi bene. Era l'alba, tornai a dormire. Era tanti anni fa, il primo trasferimento dopo una lunga regata in Mini. Oggi in regata dormo periodi brevissimi, e i trasferimenti li faccio quasi esclusivamente in coppia.

Ma non è tutta questione di sveglia. Ci sono altri aspetti da tenere presente, sperimentare ed imparare a conoscere. Addormentarsi senza preavviso è solo uno degli affetti della privazione del sonno.

Vi è anche: Difficoltà nel concentrarsi, distrazione e sbadatagine, ridotte abilità motorie, difficoltà nel coordinare i movimenti, e problemi di equilibrio, maggiore vulnerabilità al freddo e alla nausea, simpatiche allucinazioni. Se vi aggiungiamo l'effetto di una leggera disidratazione, la probabile carenza nella alimentazione e almeno un leggero shock, leggero per i più allenati, a causa della prolungata e certo inusuale esposizione al sole... È un bel fardello da trascinarsi dietro mentre facciamo correre la nostra barca! Una buona condizione fisica, e l'allenamento a l'aria aperta, aiuta certamente nel rimanere più lucidi.

La ricerca del modo più efficacie di stare in mare è davvero un lavoro appassionante e la regata in solitario è certamente il modo migliore di confrontarsi con gli altri atleti per valutare il proprio livello di controllo, esperienza e disciplina.

Parola di appassionato.

Sezione ANSA: 
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