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25/06/2018 - 19:36

Se non decolla sono guai

Coppa America è allarme sfide?

Grant Dalton alla TV neozelandese parla del numero di sfide alla prossima edizione dell'America's Cup 2021 a Auckland. "Solo tre sfide importanti sono confermate per il momento (Luna Rossa, Ineos Team UK, e New York) e c'è posto nell'area del porto per altre tre basi. Le sfide last-minute saranno team più piccoli e meno ricchi, ma storicamente questo non ha impedito di essere competitivi" - INTANTO ECCO I PRIMI TEST DEI NUOVI FOIL SU PICCOLI MONOSCAFI - VIDEO

 

Con l'avvicinarsi della scadenza di giugno, oltre la quale per presentare una sfida al Royal New Zealand Yacht Squadron per la XXXVI America's Cup costerà una penale extra di 1 milione di dollari, il mondo della Coppa si interroga su come sarà davvero la griglia dei partenti nella prossima edizione.

A oggi solo tre sfide sono confermate: Luna Rossa challenge (Circolo della Vela Sicilia) è il challenger of the record, il primo sfidante, poi c'è Ben Ainslie con il rinominato (e fortemente rifinanziato) Ineos Team UK, e infine lo storico ritorno del New York Yacht Club con il gruppo del team Bellamente e Terry Hutchinson alla guida, il cui nome sembra sarà American Magic.

Se si cominciasse oggi, la 36 sarebbe una Coppa in tono minore persino rispetto alle discusse edizioni con i catamarani di San Francisco e Bermuda (rispettivamente cinque e sei team al via), e obbligherebbe anche a rivedere il calendario delle World Series e delle selezioni sfidanti. Ma ci sono altre sfide possibili?

Grant Dalton non ne è convinto, anche se resta possibilista: "Tre sfide serie ci sono, per altre tre ci sarebbe spazio nell'area di Auckland stabilita per le basi della Coppa, ma a questo punto non è sicuro che saranno pronte in tempo. Le eventuali sfide che arriveranno dopo saranno probabilmente più piccole, ma noi stessi come Team New Zealand abbiamo provato che questo non è un impedimento alla vittoria. Noi siamo sempre stati un team piccolo e leggero. E poi conosco le squadre che potrebbero partecipare, se mettono insieme la gente giusta possono essere una minaccia per tutti."

Ma al di là delle parole, il super-boss kiwi sta toccando con mano una sorta di crisi della Coppa America: "Ciò che sto trovando è che sono stati fatti tanti danni all'immagine del trofeo, più di quanto mi aspettassi. Dobbiamo impegnarci in una seria ricostruzione."

Una seconda sfida statunitense, chiamata USA21, sarebbe ai nastri di partenza secondo alcune voci entro giugno, puntando a evitare la penale di 1 milione di dollari. Team USA21 si autodescrive come una start-up, ma non ha ancora annunciato qual è il suo circolo, la sua base e la sua forza finanziaria. I personaggi chiave, alla ricerca di "due o tre partner" sono Mike Buckley e Taylor Canfield, due velisti che vanno in barca insieme e che di recente, con Clanfield come timoniere, hanno vinto la celebre (benchè un po' decaduta) Congressional Cup a Long Beach.

Ancora Dalton: "Tre delle sfide potenziali delle quali sono a conoscenza hanno reali possibilità." Tra questi però non ci sarà Alinghi, come annunciato pochi giorni fa a Riva del Garda da Ernesto Bertarelli (smentendo una anticipazione di segno opposto avanzata da Patrizio Bertelli, alla stampa il giorno del varo di Luna Rossa TP52 a Trieste): "Avrei potuto scommettere già da mesi che Alinghi non avrebbe partecipato. A Ernesto non piace ciò che stiamo facendo. Loro tendono a voler giocare con i loro giocattoli..."

Silenzio di tomba anche da possibili fronti orientali: non ci sono voci su possibili sfide giapponesi o persino cinesi, come era parso di cogliere da alcuni segnali dopo Bermuda. Insomma situazione stagnante, e inevitabile sudore freddo che corre sull'asse Auckland-Cagliari, le sedi dei team defender e primo sfidante, che rischiano di trovarsi impelagati in un gioco assai più piccolo di quanto immaginavano.

INTANTO BEN AINSLIE VARA IL PRIMO MONOSCAFO CON I FOIL DA 36AC (MA NON E' IL SOLO: GUARDATE QUA) - Mentre tutti ragionano, aspettano, elaborano software e fanno regate in TP52, Sir Ben Ainslie ha scelto una strada diversa, e ha cominciato a usare le infinite risorse messe a disposizione di INEOS UK per trasformare un piccolo monoscafo di 28 piedi, un Quant 28, dotandolo di un set di foil zavorrati al posto della chiglia, ovvero il sistema di appendici previsto dalla classe AC75.

L'iniziativa, peraltro, non viola il Protocollo che vieta di costruire dei "surrogati" degli yacht di Coppa (a sua volta tentativi di aggirare il limite previsto di due scafi per team), proprio per le dimensioni ridotte. Nei giorni scorsi le prime foto sono apparse sulla pagine FB di The Foiling Week, poi riprese con altre aggiunte (che vi mostriamo in questa pagina).

La mossa degli inglesi non è isolata: anche Emirates Team New Zealand ha in programma di usare un one-design di 11 metri, il MC Conaghy 38 come piattaforma per una serie di test su modelli di foil, e secondo Tom Ehman e il suo Sailing Illustrated anche i newyorkesi di American Magic avrebbero lo stesso piano. Nessuna notizia in tal senso trapela invece da Cagliari, base di Luna Rossa.

Per alcuni osservatori, peraltro, la foto del Quant 28 di INEOS modificato non avrebbe una finalità realmente progettuale e di studio, ma solo quella di creare apprensione e tensione negli altri team. Fantasie che forse potevano funzionare ai tempi delle Coppe con 10-12 sfidanti. Ma adesso, con 4 sfide se va bene, avrebbe senso che Ben Ainslie spendesse i soldi del suo sponsor per fare una barca "fake" e farla girare sui social per innervosire neozelandesi, italiani e americani?

In ogni caso, i commenti alle foto, così come ai primi rendering delle AC75 hanno un range larghissimo: si va da "Non ho mai visto niente di più insensato: brutto, non funzionale, pericoloso", a "La prossima Coppa America sarà rivoluzionaria". Solo il tempo ci dirà chi aveva ragione...

Sezione ANSA: 
Saily - America's Cup

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