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27/10/2020 - 11:21

Non c'è pace tra le pieghe d'argento della Coppa delle Cento Ghinee

Brevetto foil AC75 in tribunale?

E ADESSO? - A sette settimane dalle prime regate dell'America's Cup World Series a Auckland, la Coppa America potrebbe essere trascinata in tribunale da un ingegnere brasiliano per una questione di proprietà dei diritti sul sistema dei bracci dei foil che equipaggiano la classe AC75, che sono stati da lui brevettati in Brasile e Nuova Zelanda. "Ho chiesto per mesi che venisse riconosciuta la mia invenzione, mi hanno ignorato. E ora tocca ai miei legali" - LINK ALL'ARTICOLO DELLA RIVISTA BRASILIANA

 

Si chiama Manoel Chaves, titolare di MCP Yachts, è brasiliano, e ha portato l'America's Cup in tribunale perchè, dice, i foil degli AC75 sono stati brevettati da lui, che adesso rivendica i suoi crediti.

La nuova Coppa America, la prossima trentaseiesima edizione ormai in arrivo (prime regate di warm up con le World Series dal 17 al 20 dicembre), è sotto attacco. Riportata in tribunale, per una contestazione che riguarda proprio la grande novità introdotta sulla nuova classe AC75, ovvero il sistema dei bracci laterali con gli idrofoil, un'idea che dovrebbe far andare le barche a velocità impensabili. Un ingegnere brasiliano afferma di essere titolare del brevetto del sistema, e dopo vari (infruttuosi) tentativi bonari di accordo con gli avvocati del defender Emirates Team New Zealand, si è deciso a fare causa ai kiwi. Una bomba in grado di fermare il treno lanciato in corsa del grande evento? O una quisquilia risolvibile con poco?

Secondo un articolo della rivista brasiliana Nàutica l'imprenditore e ingegnere navale brasiliano Manoel Chaves e il suo team di designer della MCP Yachts, uno dei più grandi Costruttori sudamericani di yacht in alluminio, da 40 anni sul mercato, lamenta che gli avvocati di Emirates Team New Zealand (ETNZ) e i direttori del team che ha progettato l'AC75 stanno evitando di riconoscere i suoi diritti di proprietà, derivanti da una registrazione del brevetto sia in Brasile - con estensione internazionale - che in Nuova Zelanda. E adesso questo potrebbe generare una causa giudiziaria in Nuova Zelanda.

QUI IL LINK ALL'ARTICOLO IN PORTOGHESE 

"La causa cercherà di ottenere crediti legali per il sistema di foil che equipaggia le barche a vela dell'America's Cup 2021, oltre a un riconoscimento specifico presso l'ufficio brevetti e diritti di proprietà industriale in Nuova Zelanda", spiega Manoel Chaves, che prima di andare in tribunale ha rivendicato cordialmente i propri diritti, senza successo.

"Per più di due anni, gli avvocati del management di Emirates Team New Zealand hanno eluso i nostri avvocati", afferma il responsabile di MCP Yachts. “Inizialmente, non hanno risposto alle nostre lettere o e-mail. Adesso si rifiutano di incontrare i nostri avvocati”, si lamenta. "Forse è il caso tipico di un burocrate isolato, che non sa nulla di barche e che pensa di essere al di sopra della legge".

Se non c'è accordo, sia la competizione principale (la sfida velica più famosa e tradizionale al mondo, con 169 anni di tradizione) sia la tappa selettiva per lo sfidante (ex Louis Vuitton Cup, ora Prada Cup) avranno questa macchia e un grande imbroglio giudiziario.

“In Nuova Zelanda è in corso un'indagine sull'appropriazione indebita di denaro pubblico, che sarebbe stata condotta da alcuni burocrati dell'ETNZ. Forse è per questo che, senza dare alcun giudizio in anticipo, la questione cade come una bomba nelle mani di alcuni di quei burocrati, dice Manoel.

Manoel Chaves ha già presentato prove concrete a conferma del suo primato nella scoperta del sistema dei foil utilizzati dagli AC75, a partire dalla registrazione dei brevetti, concessi in Brasile (PAT. BR 10.2015.028909.9) e in Nuova Zelanda (PAT. N. 740860), ovvero presso la casa dell'Emirates Team New Zealand, dove è in programma la 36a edizione dell'America's Cup, dopo la disputa tra le tre sfidanti: Luna Rossa Prada Pirelli Team (Italia); American Magic (USA); e Ineos Team UK (Inghilterra).

Chaves si sarebbe accorto della cosa dalle immagini sul web e sulla stampa internazionale e ha subito individuato nei foil degli AC75 il DNA del sistema da lui brevettato. In altre parole, secondo Manoel, si tratta di una copia esatta del suo dispositivo.

Ancora più grave, a quanto denuncia Chaves, esisterebbero le prove che i progettisti neozelandesi avrebbero "copiato" l'idea del sistema dei bracci mossi lateralmente: "Siamo andati a controllare da dove provenisse l'accesso al nostro sito web per guardare il video del nostro sistema e leggere le dispense che mostravano come funzionava e, in un determinato periodo, la maggior parte degli accessi proveniva da utenti Internet in Nuova Zelanda e Italia. In altre parole, hanno lasciato tracce”, dice Manoel Chaves.

Manoel Chaves sostiene che la sua invenzione è protetta da brevetti in tutto il pianeta, obbligando perciò i responsabili della Coppa America a concedergli il credito intellettuale per l'uso della tecnologia da lui sviluppata, e i suoi legali, specialisti in diritto della proprietà intellettuale in entrambi i paesi, dicono che non c'è altra opzione se non l'inizio del una causa contro gli organizzatori della Coppa per violazione di brevetto.

Recentemente, dopo quasi due anni in cui non ha risposto agli avvocati di Manoel Chaves, il team legale di ETNZ (attraverso Dentons Patent Attorneys, uno dei più grandi studi legali del mondo) ha inviato un messaggio dicendo che, nonostante le "coincidenze", il sistema non è "esattamente lo stesso", minacciando il designer brasiliano di azioni per danni morali.

Insomma il caso può lievitare con rischi per tutti, considerando quante potenti società sono coinvolte con la loro immagine nel trofeo sportivo più antico della storia (Air Bus, Prada, Pirelli, Fly Emirates, Toyota, Yanmar, Ineos, Parker, Panerai e Omega, per citarne alcune). Una situazione che secondo Chaves si sarebbe potuta evitare 32 mesi fa se gli avvocati di ETNZ "avessero dato credito" a lui e al suo team per l'invenzione. Invece lo hanno ignorato e adesso si rischia un processo che potrebbe richiedere dai tre ai cinque anni, macchiando indelebilmente lo svolgimento della XXXVI America's Cup.

"Saremo felici se presenteranno una barca o un prototipo con la stessa idea o brevetto datato prima del 18 novembre 2015", dice Manoel Chaves, riferendosi alla data di registrazione dei suoi brevetti. Secondo la legge, l'intero processo di registrazione del brevetto rimane per un mese di conoscenza pubblica, in attesa di qualsiasi sfida. "Ma finora non è stato presentato nulla, né in Brasile né in Nuova Zelanda", dice Manoel, che attende i prossimi capitoli di storia, alla vigilia del via al sacro Graal della vela.

Un mitomane scatenato per farsi pubblicità e lucrare qualche indennizzo? Una storia vera di ingegno e proprietà intellettuale rivendicata ottenendo risposte evasive e superficiali da organizzazioni che si ritenevano inattaccabili? Vale la pena approfondire i dettagli? Andare davvero in tribunale? Si attende qualche reazione da parte dei vertici dell'America's Cup, dal defender e in parte anche dal Challenger of Record. Naturalmente anche noi cercheremo le risposte e siamo aperti a tutti i chiarimenti e le spiegazioni del caso.

Sezione ANSA: 
Saily - America's Cup

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