PROFILO

04/05/2019 - 12:56

Povero Jack La Bolina, che gran pasticcio

Un "giornale" di vela esce in edicola con un articolo firmato Jack La Bolina (il grande Augusto Vittorio Vecchi non ne sarà affatto felice) intitolato "Quel gran pasticcio dell'istruttore di vela". Pieno di inesattezze, errori, non conoscenza delle norme, preconcetti. Un brutto servizio per la Vela. Colpa anche di chi gli ha dato spazio

 

La Vela non gode ottima salute e si sa, per tanti motivi: la crisi, i costi, le troppe barche, le troppe regate, la scarsa comunicazione, e ci si mette pure la meteo. Andare a vela è impegnativo e costoso in soldi, tempo e imprevedibilità. Più facile scegliere un altro modo per il proprio tempo libero. Tutti noi della Vela siamo impegnati a resistere a questo trend, a rispondere, trovare modi per spiegare la bellezza inarrivabile del navigare a vela e con quanta gioia la Vela ripaghi i sacrifici. Siamo in ballo e balliamo. Dovremmo almeno essere uniti al nostro interno. Ma poi succede che c'è sempre qualcuno che proprio non vuole remare nella stessa direzione.

Un "giornale" di vela esce in edicola con un articolo firmato Jack La Bolina intitolato "Quel gran pasticcio dell'istruttore di vela". Il titolo, oltre alla i di Istruttore miniscola, contiene già un giudizio critico. Il tema Istruttori di vela è un "pasticcio". L'autore è informato? Quale titolo ha per intervenire? Purtroppo sono domande senza risposta. Forse viene da una esperienza finita male? Di sicuro scrive cose inesatte e senza conoscerle a fondo.

Cominciamo dalla firma: il "coraggioso" censore, conoscitore, esperto chissà come del tema "istruttori di vela", non si firma con il nome e il cognome scritti sul suo documento di identità, e magari sulla sua tessera FIV. No. Preferisce firmarsi Jack La Bolina. Personalmente conduco da sempre una strenua battaglia contro gli pseudonimi, i nick-name, i nascondigli: se scrivi e hai idee assumiti le tue responsabilità. Tantopiù se fai commenti, non cronaca. La soggettività si ascrive a un soggetto, con nome, cognome e una faccia.

Jack La Bolina, poi! Di sicuro si rivolta nel suo riposo colui che quel nome d'arte (tratto da L'Ultimo dei Mohicani di Cooper) lo adottò ufficialmente essendone il riconosciuto portatore: Augusto Vittorio Vecchi (Marsiglia 1842, Forte dei Marmi 1932), tra i fondatori dello Yacht Club Italiano e della Lega Navale Italiana, marinaio e scrittore di marineria, Ufficiale di Marina (ha partecipato alla battaglia di Lissa del 1866), figlio del pilota garibaldino Candido Augusto Vecchi, è stato uno dei maggiori scrittori di mare dell'Ottocento e primo Novecento, un incredibile divulgatore considerando gli strumenti a disposizione al tempo. Oggi sarebbe un influencer. Medaglia d'oro del Ministero della Marina. Ha scritto opere memorabili sulla vita di mare, la tecnica nautica, la pesca, i giovani, la vela, manuali e racconti. Nel 1923 Paravia gli ha pubblicato "Storia del Mare", opera di divulgazione talassografica (origine del mare, biologia marina, maree, vulcani sottomarini e maremoti, flora e fauna marina, abissi marini, storia della navigazione, Atlantide, la pirateria, la funzione sociale del mare attraverso l'uomo, prodotti commerciali e industriali del mare...) che resta un riferimento un secolo dopo.

Dunque c'è oggi in giro un buontempone che scrive cose su vela e dintorni firmandosi - nientedimenoche - Jack La Bolina. Tanto peggio considerando che le cose che scrive sono larghissimamente inesatte, incomplete, basate su una conoscenza superficiale ed errata di norme e istituzioni che pure chiama in causa. Il nostro contemporaneo (che in un brano afferma di avere "cinquanta anni di vela" facendo immaginare un'età adulta) auto-assegnatosi la titolarità di cotanto nome (è come se chi vi scrive si firmasse, che so, Alessandro Manzoni, o restando sul mare Fernand Braudel!) ritiene di spiegare come funziona oggi l'iter per diventare Istruttori di vela o "maestro di vela", ironizzando sui costi eccessivi dei corsi di formazione federali, sulle domande dei test, sulla "nuova normativa", concludendo che tutto il sistema FIV è fatto "per raccattare quattrini più che per avere buoni istruttori".

In un altro articolo, come nostro costume, facciamo il punto - con numeri veri, con articoli veri del Codice della Nautica, con pareri autentici di persone che hanno nomi e cognomi come chi firma i contenuti di questo portale - sul tema che è ampio, importante, anche esposto a possibili contraddizioni e a rischi di burocrazie ministeriali, ma che è anche la base storica, le fondamenta, della vela sportiva e non del nostro paese, riguarda e coinvolge migliaia di persone, professionalità, soggetti attivi e passivi. Delicato, bello, centrale: ecco come andrebbe trattato l'argomento sull'Istruttore di Vela.

Duole sottolineare che la caduta di stile, nel triste (altro che tragicomico) articolo in esame, non è solo del novello Jack La Bolina, ma ricade forse in misura maggiore nel direttore e nel caporedattore della testata che lo ospita. Con una costruzione che indulge a enfatizzarne i lati polemici e finisce per cadere nel ridicolo. C'è un box che pretende (senza minimamente riuscirci, anzi) di spiegare quelle che definisce "Le origini del casino del maestro di vela". E c'è una foto a corredo dell'articolo che mostra un modello vestito da steward di bordo, con divisa bianca e braga corta, calzini neri, cappello marinaro. La figura, con l'argomento, c'entra come i cavoli a merenda. Questa è la cifra di un brutto lavoro, che non puo' chiamarsi giornalismo. E che, cosa più grave, non aiuta a dare della Vela l'immagine giusta per rilanciarla.

Comments